• Giovanni Tronchin

Il Vaticano è il Paese dove si beve più vino

Cosa c'è dietro al curioso primato?

Nella culla del Cattolicesimo c'è il più alto consumo di vino. Il dato è ovviamente da intendersi come pro capite, ma si tratta di un primato davvero curioso. Del resto quando si parla di Vaticano bisogna prestare una certa attenzione, il rischio di mischiare il sacro al profano è sempre dietro l'angolo.

Siamo in uno Stato vero e proprio, seppur piccolissimo. Città del Vaticano è infatti il più piccolo Stato sovrano al mondo sia per popolazione (circa 850 abitanti), che per dimensione (0,44 kmq). La forma di governo è una teocrazia con a capo il Papa. E' un'enclave all'interno della Repubblica Italiana e, come San Marino, non ha sbocchi sul mare. C'è una moneta propria, un giornale e una radio ufficiali, francobolli propri e, oltre all'italiano, si parla anche il latino a livello istituzionale.

Ma con il vino che legame c'è? Ebbene da diversi anni il California Wine Institute porta avanti una ricerca a livello mondiale per individuare il Paese in cui gli abitanti bevono in media più vino e il Vaticano si piazza sempre in testa a questa speciale classifica, con circa 75 litri a persona (un centinaio di bottiglie a testa).

Tre sono i fattori che determinano questo singolare primato:

1) le numerose e continue funzioni religiose che prevedono il consumo di vino ("il sangue di Cristo");

2) ovviamente un numero basso di abitanti a "spartirsi" il vino, per la maggior parte maschi anziani e addetti alle funzioni, quindi diciamo con una certa predisposizione;

3) Tasse agevolate (quasi inesistenti) sui vini nel cosiddetto "Spaccio dell'Annona", il supermercato vaticano dove si possono acquistare le etichette delle migliori cantine. Non tutte le bottiglie acquistate vengono poi effettivamente consumate in loco; una parte, non è dato sapere quanta, è consumata all'esterno delle mura vaticane.

Il consumo medio risulta così molto più alto di tanti altri Stati a forte vocazione enoica, tipo quasi il doppio di Francia, Italia e Spagna.

Quindi non solo qualità in Vaticano (lo dice il diritto canonico, Canone 924, paragrafo 3: “Il vino deve essere naturale, del frutto della vite e non alterato.”), ma, apparentemente, anche quantità!