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  • Immagine del redattorePaolo Valente

La Comunità Europea è contro il vino?

A vedere alcune recenti decisioni una domanda sorge spontanea

La salute, ovviamente, è un bene inestimabile ed è giusto che i Governi e le Organizzazioni sovranazionali cerchino di preservarla al massimo e con ogni mezzo.

Una domanda nasce però spontanea dopo alcune decisioni della Comunità Europea: è corretto il modo di affrontare questa (e no solo questa) problematica? È giusto uniformare, appiattire, omologare senza tener conto delle peculiarità che in campo alimentare ed enologico sono parte integrante della tradizione e della ricchezza di ogni territorio?

Sono due le notizie che in questi giorni sono balzate alla ribalta della cronaca e sulle quali si sta assistendo a un grande dibattito fatto di affermazioni, anche forti, e relative critiche da opposte fazioni.

Gli “health warning”

Sono sostanzialmente quelle frasi, d’effetto, che dovrebbero colpire e dissuadere il consumatore da acquistare e consumare un determinato prodotto. Oggi sono applicate alle sigarette: “il fumo nuoce gravemente alla salute” e similari. C’è chi vorrebbe che questo tipo di indicazioni fossero riportate anche sul vino e gli alcolici. È di questi giorni la notizia che l’Irlanda, anticipando i tempi, ha richiesto alla Comunità Europea l’autorizzazione ad imporre che su tutti i prodotti alcolici, vino e birra inclusi, commercializzati nel paese sia apposta l’indicazione.

In Italia, Francia e Spagna, principalmente, si assiste ad una levata di scudi da parte di tutte le organizzazioni interessate. La maggiore contestazione è relativa alla mancata distinzione tra “abuso” e “consumo” o alle modalità di consumo. Unione Italiana Vini (UIV), Federvini, Coldiretti, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), Allenaza cooperative Agroalimentari, Consorzio del Chianti Colli Fiorentini e Consorzio Vini del Trentino, solo per citare alcune organizzazioni, rilasciano dichiarazioni che sottolineano l’iniquità della normativa, che tra l’altro non è stata nemmeno discussa a livello europeo e chiedono al Governo un intervento deciso affinché la Commissione Europea tenga in considerazione quanto deciso dal Parlamento europeo a grande maggioranza in merito alla lotta al cancro.

Il Nutriscore

Ne abbiamo ampiamente parlato qualche mese fa. Si tratta di quell’indicazione (una sorta di semaforo) che, secondo l’idea che sta alla base, dovrebbe fornire in modo semplice e chiaro alcune indicazioni sulle qualità nutrizionali di ogni prodotto alimentare. La notizia è che la sua applicazione è stata nuovamente rinviata di sei mesi anche grazie all’opposizione del Governo italiano che ne critica il sistema che si basa non tanto nell’informare il consumatore della composizione del cibo quanto nell’invitarlo ad acquistare un prodotto piuttosto che l’altro. Guardando alle nostre tipicità sarebbero fortemente svantaggiate alcune delle eccellenze italiane, prodotti come il parmigiano reggiano, e in generale i formaggi, l’olio d’oliva e il prosciutto crudo.


Si prospettano tempi difficili e grandi battaglie per sostituire a pragmatiche prese di posizione la diffusione della cultura del bere e del mangiare responsabile.

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