• Giovanni Tronchin

Quali politici producono vino?

L'Italia, al voto per le elezioni del 25 settembre 2022, è un paese dalla grande tradizione vitivinicola, spesso portata avanti anche da politici di primo piano.

E alla fine arrivarono le elezioni. A settembre, un po' come la vendemmia. E chissà se sarà una buona annata, ma su questo non vogliamo discutere, del resto il voto è una questione soggettiva, come il gusto per il vino.

Vino e politica sono due mondi che in Italia hanno spesso avuto punti di incontro. In questo autunno "caldo" per la politica e anche per le nostre vigne, con la vendemmia anticipata per la siccità, ci piace ricordare qualche esempio di good feeling tra i rappresentanti della Cosa Pubblica e il nettare di Bacco.

Lungi da noi sentenziare se il vino sia di destra, di centro o di sinistra, è troppo trasversale e conciliante, ma sicuramente si tratta di un tema caro all'elettorato.

Non a caso nel corso delle ultime edizioni di Vinitaly sono passati per Verona tutti i principali esponenti dei partiti italiani, a caccia di visibilità, consensi e, ovviamente, buon vino. L'Italia è ricca di wine lovers, per cui, se un politico tira fuori l'argomento, deve fare attenzione...

Per capirci, in Francia se un politico tocca il vino rischia il linciaggio se lo critica in senso negativo. Il premier francese Macron, grande intenditore di vini, ha sempre difeso lo stile di via degli amanti del vino, accaparrandosi molte simpatie tra gli elettori. E se qualche suo avversario, per sfidarlo su questo terreno, ha affermato pubblicamente di apprezzare un buon bicchiere di vino al giorno, lui ha prontamente ribattuto che ne beve due.

Tornando in Italia, pare quasi che il nostro Paese sia "fondato sul vino"... Il rapporto tra uomini di Stato e vino risale infatti già agli albori dell'unità d'Italia. Il Conte Camillo Benso di Cavour, oltre a essere stato il grande politico che tutti conosciamo, fu anche un vignaiolo illuminato che, nella seconda metà dell'Ottocento, introdusse innovative soluzioni nella sua tenuta di Grinzane. Anche due Re Sabaudi sono legati al vino, del resto erano piemontesi. Carlo Alberto acquistò la tenuta di Verduno per produrre qui il vino di Barolo che lui stesso aveva definito il "re dei vini, il vino dei re". Suo figlio Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, acquistò per l'amata Rosina la tenuta di Fontanafredda, ancora oggi famosissima.

Caduta la monarchia non cambiò il trend. E' d'obbligo citare Luigi Einaudi, il primo Presidente della Repubblica Italiana, che innestò a Dogliani le barbatelle del suo vigneto e creò una cantina ormai storica, ancora una volta in Piemonte.

Arrivando ai giorni nostri, l'ex ministro Renato Brunetta è sempre stato un gran promotore di iniziative politiche legate alla conoscenza del vino, ricordiamo in particolare l'istituzione del registro nazionale delle associazioni Città del Vino. Oggi è anche produttore nel Lazio con la cantina Capizucchi. Letizia Moratti, ex-sindaco di Milano, produce ottime bollicine nell'Oltrepò pavese con Castello di Cigognola, mentre Riccardo Illy, ex-presidente del Friuli Venezia Giulia e sindaco di Trieste, non si occupa solo di caffè ma anche di vino con i grandi Brunello di Montalcino di Mastrojanni. Anche l'ex-premier, Massimo D'Alema, è diventato produttore di vino in Umbria con la cantina La Madeleine.

Non possiamo, ovviamente, parlare delle preferenze dei politici del momento, per non dare direttamente o indirettamente delle indicazioni di voto, è vietato!

Ci limitiamo quindi ad augurare buone elezioni a tutti e, comunque vada, possiamo sempre berci su!