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Tasca d’Almerita presenta il primo bilancio di “Insostenibilità”

Un documento che dimostra, in totale trasparenza, l’impegno della famiglia Tasca verso la tutela e la valorizzazione della Sicilia.

Guardare alle debolezze come ad una possibilità di crescita, partendo proprio da ciò che ancora non è stato fatto, è il ragionamento che quest’anno ha portato Tasca d’Almerita a pubblicare il suo “Report di Insostenibilità”, il primo mai pubblicato da un’azienda.

“Attraverso questo auto-esame, abbiamo rilevato un elenco di pratiche non sostenibili che siamo ancora costretti a mettere in atto perché non siamo riusciti a trovare una soluzione alternativa o sostenibile economicamente”, dice Alberto Tasca, ottava generazione alla guida della cantina siciliana – “Un modo per condividere i risultati raggiunti ma anche le debolezze riscontrate affinché si possa trovare una soluzione condivisa da tutta la filiera, guardando il processo da un punto di vista diverso”.


Il concetto alla base di questo ragionamento è quello del miglioramento continuo “perché la sostenibilità – continua Alberto Tasca – “non è un punto di arrivo ma una direzione verso cui tendere attraverso piccole, grandi sfide quotidiane. C’è un termine giapponese che mi piace molto e che traduce perfettamente la nostra filosofia e il nostro approccio al lavoro: Kaizen, un miglioramento costante dei processi, attraverso una strategia che procede per piccoli passi, giorno dopo giorno, e che incoraggia anche minimi cambiamenti che complessivamente poi producono un miglioramento dell’intera organizzazione”


I punti evidenziati vanno dall’uso del gasolio per le macchine agricole, perché quelle ad idrogeno hanno costi troppo elevati, all’utilizzo di legacci in plastica per reggere la vite al posto di quelli in rafia, più costosi e meno resistenti.

All’interno del Report, trovano spazio anche le problematiche legate al trasporto delle bottiglie e agli imballaggi, annose questioni del settore che ancora aspettano una soluzione.


Un cambio di paradigma iniziato oltre dodici anni fa e sempre in costante evoluzione.

Infatti, anche se oggi parlare di sostenibilità è all’ordine del giorno, nel 2009, quando Tasca d’Almerita decise di creare le basi per lo sviluppo di SOStain - il primo programma green per la viticoltura siciliana - non era così.

Continua Alberto Tasca: “Tutto nasce dall’esigenza di acquisire consapevolezza tramite misurazione, ossia sapere esattamente che effetto ha ogni azione che compiamo in vigna, in cantina e in generale in tutta l’organizzazione. Uno studio che si spinge oltre gli aspetti prettamente legati alla produzione enologica e guarda anche alla complessità delle ricadute socioculturali sul territorio: come il benessere dei lavoratori, la salute dei consumatori, la valorizzazione del territorio circostante e la conservazione delle risorse naturali.”