Trebbiano d'Abruzzo DOC 2010, Valentini

Come affrontare un vino monumento dell'enologia italiana

Trebbiano d'Abruzzo DOC 2010, Valentini

Qui si parla di uno dei più grandi bianchi italiani, forse al mondo, e di un'azienda celebratissima nonostante la storica ritrosia alle luci della ribalta (si narra che una volta il mitico Edoardo Valentini mandò il suo psichiatra a ritirare un premio, per dire della genialità del personaggio), in piena coerenza con una filosofia produttiva fuori dal coro, che punta su selezionatissimi cloni di Trebbiano presenti a Loreto Aprutino da secoli, sulla pergola abruzzese, sulle botti grandi e su pratiche di cantina ridotte al minimo. 


Vini che vanno oltre le etichette di bio e naturale, ma semplicemente "artigianali" come ama definirli Francesco Paolo Valentini, che ha raccolto l'eredità dal padre Edoardo ormai dal 2006. "Il vino non si inventa, al massimo si aiuta a venir fuori. È il principio della maieutica socratica: tutto esiste già in natura, nulla si crea", ha sintetizzato in un'intervista. 


Affrontare un vino monumento come il suo Trebbiano 2010 è sempre difficile: troppo timore reverenziale e troppa paura di rimanere delusi. Secondo noi la cosa migliore da fare è approcciarlo in privato o con pochi e fidati amici, senza pressioni e senza clamori (che poi tra l'altro tocca berne di meno, e sarebbe un peccato). Un Trebbiano di Valentini (ma lo stesso vale per Montepulciano e Cerasuolo) innanzitutto va comprato non appena esce sul mercato e dimenticato in cantina per tanti anni. Trovare una sua vecchia annata è infatti quasi impossibile, se non a prezzi proibitivi. 


Se siamo stati lungimiranti e pazienti avremo anche l'accortezza di stapparlo qualche ora prima e di tenerlo in frigo a 10/12 °C.   È tutto pronto. Accendiamo il caminetto e versiamo questo 2010 nel bicchiere, che s'illumina di un giallo paglierino molto vivo, con una leggera velatura (marchio di fabbrica Valentini, che non filtra). La legna brucia che è un piacere, ma occorre tempo. Allora torniamo con calma al nostro vino, che si è liberato delle timidezze iniziali e inizia ad aprirsi: fieno, salvia, camomilla, miele di sula, lievissimi sentori salmastri e affumicati.  Spargiamo bene i carboni e poggiamo i filetti di baccalà e i peperoni sulla graticola, ascoltiamo un po' di musica o chiacchieriamo con gli altri. 

Sarà passata una mezz'ora, il nostro Trebbiano al naso è diventato di una complessità inaudita: agrumi, frutta candita, zafferano, nocciole tostate, capperi, burro fuso, caffè. È giunto il momento di assaggiarlo: pieno e corposo come un rosso, d'improvviso lampeggiano in bocca sapidità e freschezze dirompenti. In retrolfazione si avvertono nitidamente sentori iodati, ematici, di sottobosco (tartufo anzitutto). Lunghissima chiusura salina. A distanza di 11 anni dalla vendemmia è uno dei migliori millesimi di Valentini di sempre, dicono quelli che se ne intendono. Un vino con una struttura e un equilibrio di classe superiore (qui si entra nel campo dell'ineffabile, per capire dovete provarlo), capace di sostenere benissimo abbinamenti diversissimi, anche durante tutta una cena, dai ricci di mare freschi agli arrosticini di pecora. 

Ma questa volta giganteggia con un'insalata di baccalà e peperoni alla brace. 


Soundtrack: Impressioni di settembre della PFM (https://www.youtube.com/watch?v=tpOybQsDzoM). La celebrazione della ricerca di sé davanti alla natura, e l'ineluttabilità di quest'ultima: "intanto il sole tra la nebbia filtra già / il giorno come sempre saraaaaà".

Trebbiano d'Abruzzo DOC 2010, Valentini

Cantina

Annata

Tipologia

Località

Tenore Alcolico

12,5% Vol

Abbinamento

Caratteristiche

Vino coraggioso, Vino fuori dagli schemi, Must have

Capacità di Invecchiamento

Fascia prezzo

Data degustazione

agosto

2021

Note