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Ottimismo sulla ripresa dei consumi ma preoccupazione per il caro materie prime

I commenti dell'Istituto Grandi Marchi dopo la pubblicazione dei dati dell'analisi di Nomisma Wine Monitor

L'inflazione galoppante, che sta riducendo il potere d'acquisto degli italiani, il crescente costo delle materie prime, dal vetro alle capsule, le restrizioni della pandemia e della guerra Russia-Ucraina. Ecco le principali preoccupazioni del mondo del vino.

Ciononostante, c'è un moderato ottimismo tra le griffe del vino made in Italy associate nell'Istituto Grandi Marchi (IGM). A evidenziarlo, il presidente IGM Piero Mastroberardino che, sulla base dei dati evidenziati da una ricerca IGM-Nomisma Wine Monitor, che ha sottolineato come "la leva prezzo non sia più così determinante per una scelta di un vino, a fronte del crescente interesse per le etichette autoctone e per i brand familiari al consumatore, soprattutto per le aziende di carattere storico. Se da un lato il consumatore è più consapevole, dall'altro va un po' meno all'avventura nelle scelte di acquisto. Nel 2021 - ha precisato il produttore campano - senza avere le grandi spalle della ristorazione, le etichette note sono quelle vendute di più, anche attraverso l'apertura del canale online".

Certo le incognite non mancano: "Al Vinitaly come azienda - ha detto Mastroberardino - stimiamo di avere il 50% dei buyer in meno, e mancheranno quelli della Russia e Ucraina per noi finora mercati stabili. Ma, dopo lo stallo della pandemia, non la vedo così male. Il vino è un business che ha sofferto meno degli altri e l'agenda delle promozioni all'estero si sta di nuovo riempiendo. Mi sento di essere ottimista".

Dall'Umbria la produttrice Chiara Lungarotti guarda con speranza alla ripresa dei consumi evidenziata dalla ricerca IGM-Wine Monitor ma, sottolinea, "tutti noi abbiamo avuto difficoltà a reperire il vetro, i cartoni e le capsule in alluminio. Sono produzioni di comparti energivore che ci stanno proponendo bottiglie, tappi e etichette con listini aumentati per via delle bollette in rialzo. Chi, come noi, ha potere contrattuale con i fornitori regge, ma a soffrirne di più sono i piccoli produttori di vino".