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Cresce ancora l'export del vino

Italia sempre più patria di vini con il prosecco che traina quasi da solo un intero settore.

Il ritratto del comparto che emerge dai numeri di Federvini è tutto sommato positivo, anche a dispetto del Covid. Per il vino infatti, le vendite nel canale off-trade mostrano a fine settembre - secondo dati NielsenIQ - una crescita del 6,1% rispetto allo stesso periodo 2020, grazie soprattutto al forte impulso dato dagli Spumanti che mettono a segno un + 27,5%, trainati dalle tipologie Charmat secco e Metodo Classico.

A farla da padrone è il Prosecco, prodotto amatissimo in Italia e non solo, versatile e che ben si presta a uno dei riti sempre più irrinunciabile, quello dell'aperitivo. Secondo l'Osservatorio Federvini, ben il 75% delle bottiglie Charmat secco venduto nella grande distribuzione è composto proprio dal Prosecco, ideale per un aperitivo casalingo o come passepartout per ogni occasione.

Anche all'estero i vini italiani godono di buona salute. L'export, sempre per il periodo gennaio-settembre 2021 a confronto con il 2020, vede aumenti del 14,7% negli Stati Uniti, del 6,1% in Gran Bretagna, del 9,4% in Germania, del 15% in Canada, del 27% in Russia e di ben il 47,2% in Cina.

Negli Stati Uniti, in particolare, le esportazioni di vino italiano registrano un tasso di crescita rispetto al livello pre-pandemico (2019) che è oltre il doppio di quello dei vini spagnoli (+6,8%) e oltre il triplo di quello vini francesi (4,7%) che però mantengono lo status di alta qualità. Se infatti l'Italia si conferma inoltre il primo paese esportatore mondiale di vino per volumi, la Francia è però prima per valore delle esportazioni. Le differenze di prezzo tra i vini nostrani e quelli dei cugini transalpini evidenziano una differenza che non rede giustizia all'alta qualità dei prodotti made in Italia.

Basti pensare che, mentre i rossi di Bordeaux escono dai confini francesi a 14 euro/litro, quelli piemontesi non vanno oltre i 9,4 euro mentre i toscani non arrivano a 8 euro/litro.

I timori del comparto non sono del tutto scomparsi, anzi. "Purtroppo assistiamo ad una recrudescenza della pandemia che assieme alle tensioni inflazionistiche sulle materie prime e gli aumenti sui costi di trasporto mettono in serio pericolo la crescita delle nostre aziende nel 2022", spiega la Presidente di Federvini Micaela Pallini. "A ciò si aggiungono gli attacchi al Made in Italy attraverso l'introduzione di dazi o barriere normative ed inaccettabili aggressioni alle nostre denominazioni. Ragioni per le quali ci aspettiamo supporti concreti dalle nostre istituzioni".