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La vite e lo stress da caldo: il protocollo ZEI

  • Immagine del redattore: Redazione
    Redazione
  • 7 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il protocollo ZEI (Zero Environmental Impact) punta alla salvaguardia delle vigne contrastando scientificamente e fenomeni meteo estremi.

Protocollo ZEI

L'analisi

Secondo le elaborazioni di Italy for Climate sui dati dello European Severe Weather Database, pubblicate nel report annuale “I 10 Key Trend sul clima in Italia”, il numero complessivo di eventi meteoclimatici estremi censiti è passato da circa 1.000 nel 2019 a oltre 2.300 nel 2026. Le grandinate intense sono passate da 281 nel 2019 a 777 nel 2025, quasi tre volte tanto in appena sei anni.

L’agricoltura è costretta a fare i conti con un riscaldamento globale progressivo che non accenna a fermarsi. “Negli ultimi anni gli effetti dei cambiamenti climatici hanno determinato un progressivo aumento della frequenza, dell'intensità e della durata delle ondate di calore durante il periodo vegetativo della vite. Le temperature superiori ai 35 °C, associate a elevata radiazione solare e ridotta disponibilità idrica, compromettono il normale metabolismo della pianta, influenzando negativamente crescita vegetativa, produzione e qualità delle uve”. Così spiega Alessandro Leoni, agronomo ed enologo, ideatore del protocollo ZEI assieme al professor Marco Esti dell’Università della Tuscia.

Gli effetti

Lo stress da caldo raramente si manifesta isolatamente; nella maggior parte dei casi è accompagnato da stress idrico, determinando un'interazione di fattori che limita la fotosintesi, accelera la senescenza fogliare, aumenta la produzione di specie reattive dell'ossigeno (ROS- molecole che accelerano l’invecchiamento del vino) e altera il metabolismo primario e secondario della vite".

Dal punto di vista qualitativo, gli effetti più evidenti riguardano la riduzione del contenuto di antociani, la degradazione degli aromi varietali, la perdita di acidità, l'anticipo della maturazione tecnologica rispetto a quella fenolica, una maggiore disomogeneità produttiva e mosti e vini più instabili e facilmente ossidabili.

Il protocollo ZEI

Il protocollo ZEI (Zero Environmental Impact) nasce con l’obiettivo di sviluppare un modello di viticoltura rigenerativa capace di coniugare sostenibilità ambientale, qualità enologica e innovazione tecnico-scientifica. È il risultato di anni di ricerca sperimentale e di validazione in vigneti produttivi italiani.

La filosofia del progetto si fonda sul principio che la protezione della vite possa essere ottenuta non solo attraverso l’impiego di fitofarmaci di sintesi, ma mediante l’attivazione dei naturali meccanismi fisiologici e biochimici della pianta.

Il Protocollo ZEI utilizza estratti vegetali, biostimolanti, corroboranti e sostanze naturali in grado di incrementare la capacità fotosintetica, migliorare l’efficienza metabolica e aumentare la resistenza della vite agli stress biotici e abiotici, contribuendo al tempo stesso alla tutela della biodiversità, del suolo e delle risorse idriche.

L’approccio promosso da Alessandro Leoni supera il concetto tradizionale di viticoltura biologica, proponendo un sistema di gestione orientato al “zero impatto ambientale”, nel quale la salute della pianta, del terreno e dell’ecosistema rappresentano elementi centrali della qualità finale del vino. In questa visione la vite non viene semplicemente difesa dai patogeni, ma viene resa fisiologicamente più resiliente attraverso la stimolazione dei propri processi naturali di adattamento, il tutto secondo i principi della viticoltura sostenibile.

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