• Denise Oriani

Caprettone, il vitigno del Vesuvio

Vitigno storico a bacca bianca autoctono delle pendici del Vesuvio

photo credit: casasetaro.it

Il Caprettone è un vitigno autoctono a bacca bianca dal nome piuttosto curioso che probabilmente fa riferimento alla forma del grappolo del vitigno simile alla barbetta della capra o ai pastori che ne intrapresero la coltivazione. Noto fin dallo scorso secolo è diffuso quasi esclusivamente nei comuni dell’area del Parco nazionale del Vesuvio, in particolar modo nella zona di Trecase, Torre del Greco e Terzigno.


È stato confuso con la Coda di Volpe bianca fino a quando i vitivinicoltori della zona vesuviana non hanno deciso di impegnarsi per affermarne la specifica identità: quella di varietà diffusa esclusivamente nei comuni posti alle pendici del Vesuvio, dove rappresenta il vitigno principe della DOC Vesuvio bianco. Ha foglia grande e il grappolo, di forma ellittica, è abbastanza serrato, con acini di media dimensione, buccia spessa giallastra e pruinosa. Matura mediamente nella seconda quindicina di Settembre.


È il primo vitigno in ordine di tempo ad essere vendemmiato, a seconda delle annate anche a partire da San Gennaro, al fine di non rischiare di disperderne il corredo acido accumulato. Raramente vinificato da solo, concorre all’uvaggio della DOC Lacryma Christi del Vesuvio e dell’IGT Pompeiano.


Il vino che si ottiene dal Caprettone è di colore paglierino scarico e possiede aromi delicati di gelso, albicocca e ginestra. Discreta morbidezza, mineralità decisa e buona struttura sono gli aspetti principali che lo caratterizzano. Possiede inoltre note eleganti e non comuni di morbidezza che lo rendono molto versatile negli abbinamenti.


In questi ultimi anni è stata ripresa la tradizione produttiva contadina di coltivazione del vitigno per la sua valorizzazione, Casa Setaro di Trecase a Napoli, è stata una tra le prime realtà a riportare in auge questa varietà.


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