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La granazza: il bianco autoctono da scoprire a Mamoiada

Immagine del redattore: Stefania Raspa
Stefania Raspa
8 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

A Mamoiada la granazza ritrova spazio accanto al cannonau. Un bianco storico che i produttori locali valorizzano in purezza.

Mamoiada

Nel cuore della Sardegna, la Barbagia è una vasta regione montuosa che si estende sui fianchi del massiccio del Gennargentu: un territorio aspro e articolato, espressione dell’anima più selvaggia dell’isola.

È in questo paesaggio della Sardegna centrale che si colloca Mamoiada, piccolo centro di 2.500 abitanti, nella parte più interna della Barbagia di Ollolai, nel Nuorese. Qui il vino è protagonista dell’economia locale e della quotidianità dei viticoltori, che hanno costituito l’associazione Mamojà per tutelare e valorizzare il territorio, la cultura viticola e un più ampio patrimonio enogastronomico.

Puntare sul cannonau - decidere di imbottigliarlo e commercializzarlo – è stata la scelta e l’obiettivo primario ma, nel momento in cui c’è stato bisogno di affiancargli una varietà autoctona a bacca bianca, la granazza è diventata la referenza bianca del territorio di Mamoiada, pur essendo diffusa in tutta la Sardegna. 

Questo vitigno è stato spesso scambiato e confuso con la vernaccia di Oristano, a riprova del fatto che granazza è uno dei tanti modi in cui in Sardegna è chiamata la vernaccia.

È una varietà storica, da sempre presente nei vigneti più vecchi tra i filari di cannonau, in percentuale variabile dall’1% al 5%, utilizzata come uva da taglio per migliorare l’acidità del cannonau e per produrre un rosato da dessert o da meditazione.

Il riconoscimento dell’unicità genetica della granazza è frutto del lavoro congiunto di Francesco Sedilesu, enologo e responsabile dell’omonima cantina, dei vivaisti che hanno riprodotto il materiale genetico, di Agris Sardegna e dei produttori di Mamoiada.

Dal 2000 ad oggi questo lavoro di sinergie ha fatto sì che anche tutte le altre cantine la vinifichino in purezza, con affinamenti in acciaio, legno e in macerazione.

L’iscrizione nel 2019 nel Registro Nazionale riporta la granazza come sinonimo della guarnaccia bianca calabrese, con la quale condivide lo stesso DNA, pur con differenze sostanziali tra vitigni simili che si adattano a territori diversi.

È un vitigno rustico, dal grappolo piccolo e compatto, giallo dorato. Tradizionalmente allevato ad alberello su terreni da disfacimento granitico, si esprime con una spiccata acidità.

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