• Paolo Valente

E' il World Wildlife Day, la Giornata Mondiale della Natura selvatica.

Il 3 marzo di ogni anno si celebrano gli animali e le piante selvatiche: un'occasione per sensibilizzare e per riflettere sulla fragilità della natura minacciata dall'intervento dell'uomo.

Nel 2013, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unita ha indetto, per il 3 marzo di ogni anno, il World Wildlife Day, ovvero la Giornata Mondiale della natura selvatica, o più semplicemente della Natura.

È stato scelto il 3 marzo per ricordare il giorno della firma della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES) nel 1973.

Lo scopo principale di questa giornata è quello di sensibilizzare e celebrare gli animali e le piante selvatiche del mondo, offrendo anche un’occasione di riflessione sulla fragilità della natura selvatica, su tutte quelle specie, animali e vegetali, che troppo spesso si ritrovano minacciate dall’intervento dell’uomo.

Il tema scelto per il 2022 è "Recupero di specie chiave per il ripristino dell'ecosistema" (Recovering key species for ecosystem restoration), tema a cui si ispireranno tutte le celebrazioni per cercare di attirare l'attenzione sullo stato di conservazione di alcune delle specie di fauna e flora selvatiche più gravemente minacciate e sulle soluzioni per conservarle nello spirito dettato dagli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Le specie di fauna e flora selvatiche sono in pericolo di estinzione sono oltre 8.400 specie, mentre quasi 30.000 in più sono ritenute in pericolo o vulnerabili.

La continua perdita di specie, habitat ed ecosistemi minaccia anche tutta la vita sulla Terra, noi compresi. Milioni di persone fanno affidamento anche sulla natura come fonte di sostentamento e opportunità economiche.

Anche il mondo del vino è costretto a fare i conti con questo fenomeno.

L’uso di pesticidi ed erbicidi ha ridotto e riduce ancora la biodiversità dei terreni e influisce negativamente sulla flora e sulla fauna presenti in vigneto.

Ci sono, fortunatamente, viticoltori che con il loro lavoro quotidiano cercano di salvaguardare l’ambiente limitando al massimo gli interventi e, quando necessari, utilizzando prodotti maggiormente compatibili con l’ecosistema. Altri si prendono cura di boschi o gestiscono dei vigneti sperimentali salvaguardando dalla estinzione antiche varietà di vite.

Per ragioni economiche o di praticità nella coltivazione, si tende sempre più a concentrare i nuovi impianti su un numero limitato di vitigni condannando all’estinzione cloni o varietà autoctone.

Tra le tante varietà autoctone che sopravvivono alla massificazione, abbiamo degustato vini prodotti da albarossa, caprettone o il pallagrello nero; vitigni che, anche se non completamente spariti, possono contare su una superficie vitata estremamente limitata.