• Giovanni Tronchin

Zeno Raboso e il viaggio premio a New York

Trentaseiesimo capitolo del nostro romanzo a puntate dedicato alla vita e alla formazione enologica di un lavoratore e bevitore.

(capitolo precedente)

Zeno Raboso, come sempre dopo il lavoro, si trovava nel bar in piazza a bere un prosecco allungato con il seltz. Ultimamente lo spritz lo prendeva sempre così, al secolo spritz bianco. Lo faceva da quando un professore austriaco, incontrato per caso in un bacaro (vedi l'episodio "Zeno Raboso e il giro a bacari") a Venezia, gli aveva raccontato che furono proprio gli austriaci, più di duecento anni prima, durante il dominio di Venezia, a inventare lo spritz. Gli spiegò che, quando nel 1797 con il Trattato di Campoformio Napoleone Bonaparte cedette all'Austria la Repubblica di Venezia, i soldati austriaci, nuovi padroni della laguna, trovarono il vino bianco servito nelle osterie troppo forte. Pertanto dicevano sempre all'oste "spritzen, spritzen!", un verbo tedesco che significa spruzzare acqua. Lo chiedevano per rendere il vino più leggero e, per loro, bevibile.

Nacque così il famoso spritz, praticamente con la fine della Serenissima Repubblica di Venezia. Poi col tempo arrivarono anche i vari bitter per macchiarlo e renderlo del tipico colore arancione-rossastro.

Mentre sfogliava il giornale seduto su uno sgabello, a Zeno cadde l'occhio su una pubblicità di un'agenzia di viaggi locale, che offriva un tour a New York a un prezzo davvero basso. Zeno pensò che sarebbe stato proprio bello visitare la città più famosa del mondo, anche se allo stesso tempo tutti quei grattacieli lo intimorivano.

Si chiese anche perché la chiamavano la "grande mela" questa avveniristica metropoli, già vista e stravista in quasi tutti i film preferiti di Zeno.

Pare che a inizio '900 fu uno scrittore, tale Edward S. Martin, ad affermare che lo stato di New York era come un melo con le radici nella valle del Mississippi e i frutti a New York City. Però il primo a utilizzare l'espressione "Big Apple" fu il giornalista sportivo John J, FItzerald parlando dei grossi affari che si facevano con le scommesse all'ippodromo di New York. Ma forse la spiegazione più convincente è che proprio una mela rossa era il compenso che veniva riconosciuto ai musicisti jazz nei locali di Harlem e Manhattan al termine delle loro esibizioni.

Mentre Zeno sorseggiava il suo secondo spritz bianco, entrò nel bar Ester, con la faccia stanca. Ultimamente al lavoro era costantemente sotto pressione e aveva già manifestato più volte a Zeno il desiderio di distrarsi con un viaggetto da qualche parte.

Zeno la accolse con un caloroso abbraccio e le mostrò la pagina con la pubblicità del viaggio low cost a New York. A Ester per un attimo brillarono gli occhi, poi però commentò con un laconico "Dai Zeno, comunque si tratta di una spesa non indifferente. New York è un sogno, ma direi che adesso non ce lo possiamo permettere. Ci vuole anche del tempo per visitarla come si deve, meglio ripiegare su una località più vicina e più economica".

Passarono alcuni giorni e Zeno aveva sempre in mente quel viaggio a New York.

Una mattina, di quelle rare mattine in cui Zeno non era in giro per interventi e quindi si trovava in sede a sistemare l'attrezzatura del suo furgone, Anacleto, il suo capo, lo chiamò in ufficio.

Gli consegnò una bella busta in carta pregiata e gli disse: "Aprila, è per te".

"Non sarà mica la lettera di licenziamento?" commentò un po' preoccupato Zeno. Quando aprì la busta la sua espressione passò da preoccupata a curiosa e poi felice. Aveva in mano un coupon per due persone per un viaggio all inclusive a New York. Non poteva essere vero! Anacleto gli disse che si trattava di un omaggio di un fornitore e aveva deciso di regalarglielo per il grande impegno che metteva sempre nel lavoro.

Zeno ringraziò e non perse tempo a inviare a Ester una foto dei biglietti con la frase "era destino!".

Quando qualche settimana dopo atterrarono nel Queens all'aeroporto John Fitzgerald Kennedy, dopo dieci ore di volo da Venezia, Zeno ed Ester sembravano due bambini che entrano in un mega parco giochi. Una navetta li aspettava per accompagnarli all'hotel, che si trovava nel cuore di Manhattan. Era già sera a New York e dal finestrino del taxi ammirarono lo spettacolo di modernità che si moltiplicava a ogni incrocio di streets e avenues. Zeno ed Ester stavano seduti sui sedili posteriori stringendosi le mani, forse anche preoccupati dell'ignoto che rappresentava per loro la "grande mela".

Giunsero all'hotel dove il concierge parlava in italiano e li accompagnò alla loro stanza. Sul tavolino c'erano due calici di prosecco di benvenuto. Erano belli freschi e spumeggianti. Zeno si gustò il suo calice e si rivolse a Ester: "Questo prosecco mi ha fatto venire più sete di quella che avevo, quasi quasi ordino una bottiglia in camera per festeggiare".

Poco dopo tornò il portiere con una bottiglia dentro la glacette. Porgendola a Zeno li disse che in totale erano settanta dollari.

"Che ladri!" replicò Zeno senza il minimo contegno, aspettando il resto dei due pezzi da cinquanta dollari che aveva allungato al concierge.

"La prossima volta che vengo in America me lo porto da casa il prosecco, da noi costa sette, non settanta!".

(continua)