• Anita Croci

Franco Battiato, dall’Etna ai viaggi interstellari

La forza della natura e delle tradizioni culturali rendono quello etneo un paesaggio molto più che esteriore, cui l’artista ha dedicato suggestioni straordinarie.

Photo credit: www.battiato.it

Tremano le dita ad affrontare la tastiera, nel primo compleanno da assente del Maestro. Lui non amava essere chiamato così, anzi gli dava proprio fastidio. Chissà se quella ritrosia celasse qualche forma di modestia, di chi non si ergerebbe in cattedra perché troppo preso a studiare, eterno discepolo che tende alla conoscenza; o perché, come ebbe modo di dire lui stesso, si sentiva semplicemente “fortunato, protetto da un patto stabilito altrove” ovvero da quelle sfere celesti che avevano tracciato il suo straordinario percorso artistico.

A dieci mesi dalla sua scomparsa, Franco Battiato è un sentimento vivissimo. Non è stato solo un genio musicale, spaziando dalle avanguardie elettroniche al pop, alla canzone d’autore, etnica, lirica e fondendole spesso insieme; ha fatto lo stesso con il linguaggio, dal siciliano all’arabo, a diverse lingue europee. È stato uno sperimentatore coraggioso che con il tempo si è avvicinato sempre più a una dimensione mistica e alla riflessione, convogliandole nel suo percorso artistico. Le canzoni di Battiato fanno questo: intercettano un bisogno di spiritualità del quale noi stessi siamo inconsapevoli, instillando in noi segnali di vita e lasciando intravedere meccaniche celesti.

Un samurai severo solo in apparenza; un asceta mite, pacato e solitario. Siciliano, era nato a Riposto, un paesino alle pendici dell’Etna e dopo gli anni milanesi era tornato qui, acquistando e restaurando una vecchia tenuta nobiliare a Milo. La “Sciara delle ginestre”, “A litturina da Circumetnea”, il cinema all’aperto, il mercato del pesce, la spiaggia solitaria, le feste patronali: molti suoi testi attingono a quel vissuto così intenso che non può essere solo un paesaggio esteriore.

Per quanto l’ascetismo di Battiato probabilmente non si sposasse con il vino, è indubbio che anche il paesaggio vinicolo facesse parte della sua quotidianità: Riposto prende il nome dall’ospitare le botti e le merci che poi partivano via mare e Milo è un borgo tra i più importanti nella produzione del vino etneo.

Di fama recente ma di antiche tradizioni, la regione vitivinicola dell’Etna è una straordinaria alchimia di suoli sabbioso-vulcanici, altitudini, influenze mediterranee, esposizioni. A seconda della combinazione di questi elementi, diventa patria di vini rossi o bianchi, caratterizzati da vitigni autoctoni e locali: Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio per l’Etna Rosso; Carricante e Catarratto per l’Etna Bianco.

Un territorio magnifico, dove storia e natura si fondono. Noi lo abbiamo assaporato tra i ritmi lenti e le atmosfere autentiche del Barone di Villagrande Wine Resort, un luogo magico da cui partire per esplorare questo speciale angolo di Sicilia.