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  • Immagine del redattorePaolo Valente

Nera e Caven: due cantine con un solo spirito

Le difficoltà e le soddisfazioni dell’essere viticoltori in Valtellina

L’azienda Pietro Nera ha scritto importanti pagine della storia del vino della Valtellina. Fondata nel 1940 da Guido Nera, si sviluppò negli anni Cinquanta grazie a Pietro Nera che acquisì diversi vigneti nelle zone classiche di produzione. Oggi sono i figli di Pietro, Stefano, Simone e Angela che ne portano avanti la tradizione con una visione moderna tesa alla valorizzazione di quell’immenso patrimonio storico e tradizionale della Valtellina dove coltivare la vigna significa anche e soprattutto amore e passione per un territorio che non ti regala nulla e che ti obbliga a conquistare, con il lavoro e la fatica, ogni soddisfazione.

La cantina Nera si fonda anche sul lavoro di 170 piccoli conferitori in un territorio dove è ancora rilevante il numero di coloro che amano coltivare il proprio fazzoletto di terra per ricavarne i grappoli più belli, più sani e maturi.

Stefano si occupa della produzione sia in vigna, per gli appezzamenti di proprietà e per quelli dei conferitori, che in cantina; Simone è responsabile della parte commerciale mentre Angela di quella amministrativa.

Un team affiatato che lavora in un’unica direzione, quella di sviluppare una viticoltura sostenibile e rispettosa per l’ambiente. Un ambiente, come dicevamo, difficile dove la terra coltivabile è strappata alla montagna e trattenuta con l’ausilio di muretti a secco, ben 2500 km in tutta la Valtellina. Quindi lotta integrata, energia pulita e progressiva eliminazione del diserbo nei vigneti e, in cantina, utilizzo di bottiglie di peso ridotto, etichette e cartoni interamente riciclabili.

Un impegno che avviene anche nell’altra azienda di famiglia, la Caven. Nata nel 1985 con lo scopo di raccogliere sotto un unico ombrello i vigneti di proprietà, oggi conta una superficie vitata di 13 ettari nelle sottozone Inferno, Sassella e Valgella. Nel rispetto della tradizione il nebbiolo (localmente chiamato Chiavennasca) è preponderante nelle vigne. Ma Stefano volle fin dall’inizio aprirsi alla coltivazione di vitigni internazionali o comunque non locali: il Cabernet Sauvignon, lo Chardonnay e l’Incrocio Manzoni.

Un wine bar con annesso shop completa l’offerta aziendale. I prodotti proposti in degustazione e in vendita sono rigorosamente locali e questo incentiva la comunità locale a continuare nella produzione e nella valorizzazione di specialità alimentari della tradizione.


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