• Anita Croci

Sono nata il 21 a primavera. Alda Merini e la luce della parola

Niente romanticismi soffusi o effetti calza da riviste patinate. Alda Merini ci ha trasmesso la libertà di un linguaggio realista, che con la parola illumina gli anfratti bui della vita

Photo credit: www.aldamerini.it

La guerra che da giorni ci invade occhi e coscienze, per milioni di persone è una realtà concreta che ha preso possesso delle loro vite e non le restituirà mai uguali.

Alda Marini inizia la sua adolescenza sotto le bombe che distruggono Milano, nel 1943. Durante un coprifuoco aiuta la madre a partorire il fratello e quando riemergono dal rifugio, della loro casa sono rimaste solo macerie. Fuggono precipitose verso le risaie “perché le bombe non scoppiano nell’acqua” e per tre anni restano accampate in un cascinale a Vercelli. Poi, a guerra finita, il rientro a Milano, nella povertà assoluta, non solo materiale, di tutto quello che una tragedia così totalizzante si porta via.

Non è difficile immaginarne l’impatto su una bambina malinconica, poco compresa dai genitori e già segnata dall’ingombranza di una sensibilità enorme, che sarà croce e delizia di tutta la sua esistenza. La sofferenza non le risparmia nulla: l’amore per un marito incline più alla violenza che alla poesia e l’internamento manicomiale, attribuito a un disturbo bipolare, che rappresenterà la costante di una vita divisa tra la reclusione nei momenti bui della malattia e spiragli di salute mentale, che aprivano i cancelli a scorci di normalità.

L’incontro con poeti e critici letterari di rilievo nazionale le permette di colmare il vuoto degli studi incompiuti e il suo talento, riconosciuto da personalità come Montale e Pasolini, la porta a pubblicare poesie già dalla prima giovinezza. Scrivere è uno strumento catartico di redenzione della sofferenza: Alda è cristiana e vede nel dolore una forma di avvicinamento a Dio e nella poesia, dono del Cielo, una missione.

Il misticismo permea gran parte delle sue opere, al pari dell’eros. Un amore mistico e carnale, salvifico e maledetto, ma sempre sublimato dalla parola. La metafora poetica cede più volte il passo alla libertà di un linguaggio audace, moderno, che non teme di addentrarsi e rivelare gli “anfratti bui” dell’essere umano.

Le osterie A me piacciono gli anfratti bui delle osterie dormienti, dove la gente culmina nell’eccesso del canto, a me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello magico di pensiero […]

La poesia di Alda Merini è potente di un realismo crudo, caravaggesco. I riflettori che il Caravaggio accende sui piedi sporchi dei pellegrini o sulla mela ammaccata, si ritrovano nei versi della Merini: la luce della parola irrompe dalle tenebre dell’animo, investe l’oggetto poetico, qualunque esso sia, e lo dipinge palpitante di vita, senza filtri di forma o perbenismi. Il poeta possiede un dono e la sua parola è redenzione dell’umanità, al pari della misericordia divina.

Buon compleanno, piccola ape furibonda.