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  • Giovanni Tronchin

Zeno Raboso e il Black Friday

Quarantunesimo capitolo del nostro romanzo a puntate dedicato alla vita e alla formazione enologica di un lavoratore e bevitore

(capitolo precedente)

L'anno ormai volgeva al termine e l'atmosfera di fine novembre più che preannunciare il Natale, a Zeno Raboso ricordava l'arrivo della tanto attesa tredicesima. A lui, sinceramente, del Natale non fregava proprio niente, la trovava ormai una festa solo consumistica e materiale, in cui la gente, in modo indotto, fingeva di essere più buona e di volersi bene. Sì, per Zeno era tutto finto e inutile, dalla gara fra centri commerciali a chi erigeva l'albero più alto e sfarzoso, ai soldi sperperati per una folle corsa agli acquisti. Con la crisi che c'era, poi. Non che Zeno fosse un moralista o un fine pensatore, ma questo fenomeno di massa gli dava fastidio. Comunque di sicuro non c'erano più i Natali alla buona di una volta, quelli senza shopping.

Tralasciando l'aspetto religioso, che non lo sfiorava minimamente, l'unico motivo per cui Zeno apprezzava il periodo natalizio consisteva nelle sontuose mangiate e bevute con amici e parenti. Un pranzo o una cena come si deve era il più bel regalo per Zeno.

In una fase dell'anno con un freddo costantemente umido, con la nebbia che si taglia col coltello e buio pesto già alle quattro del pomeriggio, l'unica cosa rassicurante era starsene a tavola al caldo di una stufa a legna o vicino a un caminetto acceso in qualche trattoria, con la tavola imbandita di pietanze e di bottiglie.

Nella famiglia di Zeno non si usava scambiarsi regali, l'ultimo lo aveva ricevuto in terza media, dopodiché il mantra ripetuto da suo padre, "tutti soldi buttati via", aveva preso il sopravvento. Se proprio serviva un maglione o una giacca si aspettavano i saldi subito dopo capodanno. Ma anche in questo caso risuonavano le parole di suo papà, piene di dubbio e di rassegnazione: "Ma come fa una roba che costava 100, solo pochi giorni dopo, e dico la stessa identica roba, costare 50?".

E anche per Zeno gli sconti avevano sempre rappresentato un mistero, ma non gli erano mai interessati più di tanto, non essendo uno avvezzo a regali o acquisti in genere. Però, da quando si era messo insieme a Ester, le cose erano un po' cambiate. Senza esagerare, aveva scoperto il piacere di prenderle dei regali, inizialmente solo per le ricorrenze importanti come il compleanno e Natale, poi via via anche per eventi più futili come San Valentino e l'anniversario di fidanzamento.

Era mercoledì e, come quasi sempre dopo il lavoro, Zeno si era fermato al bar in piazza a bere uno spritz. Stava sfogliando, come sempre, la Gazzetta dello Sport, quando entrò spavaldo Bepi, frequentatore storico del bar, in pensione da diversi anni. Bepi, probabilmente con qualche bicchiere già in corpo, chiese al barista: "Oste, ma dato che è la settimana del Black Friday, non si può pagare un bicchiere di vino a metà prezzo?".

Il barista lo guardò un po' storto, in silenzio. Poi, mentre puliva con uno straccetto umido il bancone, replicò sardonico: "Come no Bepi, a metà prezzo offro mezzo bicchiere di vino... va là, va là, io queste americanate non le capisco mica. Per me, se mi fai pagare una settimana all'anno i prodotti con sconti del 50% o addirittura 80%, significa allora che mi hai preso in giro per tutte le altre 51 settimane dell'anno". Bepi si fece riflessivo, iniziò a sorseggiare il suo prosecco, ma venne subito distratto quando notò che uno dei suoi amari preferiti aveva cambiato l'etichetta e mentalmente si interrogò se fosse un fatto recente o meno. Nel frattempo Zeno, che aveva ascoltato lo scambio di battute, pensò che il Black Friday potesse proprio essere un'ottima occasione per portarsi avanti con gli acquisti di Natale.

Era mercoledì, come avevamo già detto, e l'indomani negli Stati Uniti ci sarebbe stato il Giorno del Ringraziamento, il cosiddetto Thanksgiving Day, con l'immancabile tacchino in ogni tavola di ogni buona famiglia.

Ma, rifletté Zeno, ringraziamento di che?

Infatti lui non sapeva che si tratta della festa nazionale americana per eccellenza, che cade ogni anno sempre il quarto giovedì di novembre. Ebbe origine nel lontano 1621 in Massachussets quando dei padri pellegrini protestanti si riunirono per ringraziare Dio del buon raccolto. Fu poi solo nel 1863 con Abramo Lincoln, durante la guerra di secessione, che venne recuperata e ufficializzata la ricorrenza, che perse il suo originario significato religioso, per diventare una festa nazionale, la più importante, per ringraziare a fine novembre l'anno che si avvia alla conclusione.

Ma il Black Friday in tutto questo?

Mentre Zeno pensava a cosa avrebbe potuto regalare a Ester per Natale sfruttando gli sconti, Bepi, sfoggiando un'insospettabile lucidità e sobrietà, illustrò alle persone presenti nel bar l'origine del Black Friday, che gliel'aveva spiegata una volta suo cugino che viveva a Miami, anche se ci sono più versioni sulle sue origini.

Da quanto risultava a Bepi, è un’usanza americana nata quasi cent’anni fa, che si celebra il venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento. Precisamente nel 1924, quando la famosa catena di negozi Macy’s organizzò a New York una specie di parata per celebrare l’inizio dello shopping natalizio, ma anche spingendo molto sugli sconti per svuotare le scorte in magazzino.

Ma perché Black? Fanno soldi in nero?” chiese incuriosito Zeno.

Ma che nero e nero, in America fanno le cose regolari! A quei tempi i negozianti segnavano entrate e uscite su un registro, entrate col colore nero e uscite in rosso. Quel venerdì, viste le incredibili vendite, sul registro c’era solo il colore nero”.

Quante ne sapeva Bepi sul Nuovo Continente, disse che addirittura lì diventano così matti per gli acquisti del Black Friday che la gente si azzuffa, fa a botte per degli elettrodomestici e in tanti si accampano con tende e sacchi a pelo dalla sera prima per poter essere i primi a entrare all’apertura.

Anche l’oste rimase rapito dal racconto di Bepi e, preso da un’irrazionale euforia, prese un foglio bianco e iniziò a scrivere con il pennarello nero: “Black Friday, bevi 2 e paghi 1”.

Appese fuori il cartello e, non serve dirlo, quella sera fece il record di incasso infrasettimanale, chiudendo a mezzanotte, costretto a cacciare i clienti, tra i quali Zeno, che non se ne volevano andare.

Zeno Raboso alla fine non aveva ancora deciso i regali per Ester e quella sera rientrò a casa tardissimo, a piedi, per non correre rischi. Si sentiva un po' smarrito, ma non tanto per qualche bicchiere di troppo, era più per il timore di non riuscire ad approfittare degli sconti. Si sentiva decisamente più consumatore che bevitore, merce anche lui, in offerta.

(continua)

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