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  • Giovanni Tronchin

Zeno Raboso e il Blue Monday

Quarantaseiesimo capitolo del nostro romanzo a puntate dedicato alla vita e alla formazione enologica di un lavoratore e bevitore

(capitolo precedente)

Zeno Raboso era tutto sommato una persona felice. Senz’altro serena, con i piedi ben piantati a terra e con una visione del mondo disillusa che lo teneva al riparo da qualsiasi shock emozionale. In medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo, poteva essere il suo motto. Perché sostanzialmente Zeno era un tipo equilibrato e moderato.

C’era solo una cosa in cui per lui non c’erano mezze misure ed erano i suoi bicchieri di prosecco, che riempiva come fossero delle birre medie. Per il resto conduceva una vita senza eccessi, positivi o negativi che fossero, cresciuto del resto con una nonna che ogni volta che lo vedeva ridere lo riprendeva sempre con ammonimenti di dubbio fondamento: "Piano con il ridere e ricordati che dopo il ridere arriva sempre il piangere!". Chissà se era saggezza o pessimismo cosmico.

Intanto era già passata metà gennaio e Zeno aveva trascorso senza infamia e senza lode un altro fine settimana invernale, di quelli anonimi sul divano, con il tempo brutto, con un freddo da starsene in casa a poltrire, in attesa della ripresa della routine settimanale.

Quando il lunedì mattina suonò la sveglia Zeno si alzò di buonumore, quasi allegro di tornare al lavoro. Ester, la sua compagna, aveva al contrario un’aria da funerale. Si sentiva più stanca di quando si era addormentata la sera prima e avvertiva un principio di depressione. Erano da poco finite le festività natalizie e sentiva già un gran bisogno di vacanze. Fuori c’era anche un nebbione che contribuiva a rendere l’atmosfera vagamente malinconica. Zeno salutò Ester e, accorgendosi di essere in anticipo, decise di fermarsi in piazza al bar per un caffè e una sbirciata ai quotidiani. Nel bar quel lunedì mattina c’erano solo uomini, nessuna donna. Avevano tutti la faccia seria, sembravano imbronciati, pensierosi e nessuno parlava. Ad un certo punto un cliente, con un tono davvero antipatico, si rivolse così al barista: “Ti avevo chiesto un caffè macchiato in tazza grande e invece mi hai dato una tazza piccola, così non lo bevo!”.

Ué signori, calma per favore, ma lo sapete che oggi è il Blue Monday? Allora cercate di non rompermi troppo le scatole!” rispose nervoso l’oste, sostituendo prontamente il caffè sbagliato con quello giusto. Al che in diversi si scambiarono uno sguardo sorpreso e interrogativo, anche perché molti dei presenti non sapevano nemmeno cosa significasse “Monday”.

Solo un pensionato, in bar già da un’ora abbondante e ormai pronto al primo giro di bianchetti, ebbe il coraggio di chiedere “e cosa sarebbe questo Blue Monday?”.

Mammamia quanta ignoranza in giro stamattina - replicò l‘oste – vuol dire lunedì triste, perché in inglese I am blue significa io sono triste. E vi dirò di più! Il Blue Monday, che casca proprio oggi, è addirittura il giorno più triste dell’anno".

Zeno alzò la testa dalle pagine di cronaca locale e domandò chi avesse stabilito che il Blue Monday fosse proprio quel giorno. “Lo ha stabilito un professore inglese di psicologia dell’Università di Cardiff, in Galles – riprese la parola il barista – l‘ho sentito dire in una trasmissione televisiva. Pare che questo studioso, con dei calcoli scientifici, abbia individuato nel terzo lunedì di gennaio il giorno più triste dell’anno".

Zeno rimase un attimo interdetto, poi commentò laconico: "Certo che non servono particolari equazioni per capire che a metà gennaio, con il ricordo fresco delle festività finite da poco e il pensiero che però manca ancora un anno al prossimo Natale, con tutti i soldi spesi per i regali e le vacanze, con il freddo becco che fa, per capire che non è un gran periodo dell'anno...".

Zeno Raboso era uscito dal bar per recarsi al capannone della sua ditta e cominciare una nuova settimana lavorativa. Stava però ancora pensando a quel professore e alla sua scoperta. Era sempre più perplesso e si rendeva conto che in effetti, per molti comuni mortali, a metà gennaio, nel periodo solitamente più gelido dell'inverno, si incastravano parecchie situazioni negative: i sensi di colpa per tutti i soldi spesi a Natale, accentuati dall'estratto conto della carta di credito che arriva come una scure con il suo prelievo nel conto corrente il 15 del mese, i buoni propositi per il nuovo anno ormai già traditi, il rinnovo del premio dell'assicurazione dell'automobile, un sacco di spese, insomma, gli ingredienti non mancavano.

Stava attraversando a strada per raggiungere la sua Fiat Punto quando il suo sguardo venne catturato da qualcosa di colorato in mezzo alle carreggiata. Era una banconota da cinquanta euro, lì ferma, vicino alla riga di mezzeria. Zeno si guardò intorno, la strada era deserta. Prese la banconota e se la mise in tasca, alla faccia del Blue Monday.

Quando pochi minuti dopo entrò in ditta, gli si fece subito incontro Anacleto il suo titolare. "Buongiorno Zeno, ti devo chiedere un favore. Oggi c'è una convention in una villa veneta a un'ora da qui. Ero stato invitato, ma non riesco ad andarci e ti chiedo se puoi presenziare tu al mio posto. L'ha organizzata un nostro grosso fornitore e per noi è importante esserci. Dovresti andare a casa a cambiarti e partire subito, offrono anche un super pranzo preparato da uno chef stellato".

Zeno pensò che un lunedì così fortunato non gli capitava da tempo e fu felicissimo di obbedire alle direttive del capo. Si precipitò a casa a indossare qualcosa di elegante, guardando il prezioso biglietto d'invito con tutte le informazioni dell'evento, che gli aveva lasciato Anacleto.

La convention si svolgeva presso la Villa di Maser, capolavoro Palladiano, che ha la caratteristica di essere tuttora abitata dai suoi proprietari, all'interno di una fiorente azienda agricola, i cui vini sono esportati in tutto il mondo. E il vicentino Palladio, nel progettarla, pensò proprio a creare dei luoghi adatti a produrre il vino.

Zeno venne accolto da due altissime hostess in tailleur scuro, che lo accompagnarono nel salone dell'aperitivo. Qui Zeno riconobbe alcuni concorrenti e fornitori, con cui si intrattenne bevendo un paio di finissimi prosecchi della D.O.C. Montello e Colli Asolani.

Il pranzo fu davvero stellare. Zeno, superata la timidezza iniziale, anche grazie ai bicchieri di Carmenere Rosso che i solerti camerieri mantenevano sempre pieni, fu un vero istrione, scherzando e intrattenendosi con tutti. Si parlava di lavoro e di qualsiasi altra cosa, ma nessuno tirò mai fuori la storia del Blue Monday. C'era un'aria di festa, per giunta all'interno di una location pazzesca e in un giorno insolito della settimana. Terminata la convention, si ritornò alla sala dell'aperitivo, la stessa dove erano iniziate le danze, per il cocktail finale. Zeno non riusciva a credere che il suo lunedì potesse essersi rivelato una tale esplosione di vita. Gli regalarono addirittura una confezione con tre bottiglie, un Asolo Prosecco, un Prosecco Rosé è un Pinot Grigio spumantizzato. Le sue adorate bollicine.

Tornando a casa, verso ora di cena, Zeno pensò nuovamente a quello psicologo del Blue Monday e immaginò che doveva essere astemio.

(continua)


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