• Giovanni Tronchin

Zeno Raboso e il Vermentino nero della Lunigiana

Quattordicesimo capitolo del nostro romanzo a puntate dedicato alla vita e alla formazione enologica di un lavoratore e bevitore.

(capitolo precedente)

Quando Anacleto, il suo capo, alla fine di una dura giornata di lavoro, gli disse che l’indomani sarebbe dovuto partire presto per andare in Lunigiana, Zeno, tra la stanchezza e il desiderio di aperitivo, capì “damigiana”. Il vino era effettivamente sempre presente nei suoi pensieri, ma Zeno non era un alcolizzato e non aveva mai perso il controllo o avuto problemi per aver alzato il gomito.

Zeno era semplicemente veneto, senza infamia e senza lode. Una caratteristica, a meno che uno non sia astemio, abbia qualche intolleranza o qualcosa da nascondere, significa avere sete e averla spesso. Mentre quindi Zeno pensava al suo prosecco fresco che lo aspettava al bar, accompagnato da un uovo sodo, Anacleto gli spiegò esattamente dove sarebbe dovuto intervenire. Si trattava di una ditta specializzata in marmi pregiati vicino a Carrara. “Portati gli occhiali da sole Zeno, ma non per andare al mare! Ti troverai circondato da lastre e blocchi di marmo bianchissimo, lo stesso che usava Michelangelo per le sue opere d’arte”.

Zeno rientrò verso casa direttamente con il furgone, in modo da partire la mattina presto, senza perdere tempo prezioso. Avrebbe attraversato l’Italia settentrionale, tagliandola in diagonale dall’Adriatico al Tirreno, passando per Bologna, Parma e lambendo La Spezia. Telefonò a Ester, dandole appuntamento al bar per l’aperitivo. Era giovedì e una trasferta così lontana di venerdì si preannunciava come una gran rottura di scatole per la coppia, a meno che non diventasse l’assist per un weekend insieme.

Quando al secondo giro di spritz Zeno azzardò la proposta a Ester, chiedendole di prendersi un giorno d ferie e di accompagnarlo a Carrara, lei ne fu semplicemente entusiasta. Dal cellulare consultarono la mappa per scoprire su quali località puntare. Non era ancora estate, ma magari per Ester ci sarebbero state le condizioni per il primo bagno della stagione, mentre avrebbe atteso che Zeno finisse il suo lavoro. E poi Forte dei Marmi era a due passi.

Tutti presi dall’entusiasmo per l’inatteso weekend, Zeno ed Ester si diedero appuntamento alle 4.30 per la partenza. Quando Zeno passò sotto casa di Ester con il suo furgone, vide le luci della cucina accese e subito Ester si affacciò facendogli un cenno di intesa. Collocarono le piccole valigie tra il compressore e li attrezzi e partirono. Videro le prime luci dell’Alba verso Rovigo e Zeno propose di fermarsi per colazione in un Autogrill a Bologna, perché a suo dire lì le brioches le sapevano fare meglio, questione di sfoglia. Ester lo guardò perplesso, ma preferì sorvolare.

Dopo la sosta nel capoluogo emiliano, il viaggio proseguì senza particolari intoppi sino a Parma e oltre, ma quando imboccarono la Cisa, l'autostrada appenninica tra Parma e La Spezia, iniziarono i dolori. Zeno non l'aveva mai percorsa e ne fu sorpreso dal tracciato stretto e tortuoso, davvero impegnativo per uno come lui, che tra l'altro non amava particolarmente guidare. Anche la radio prendeva poco e riuscirono a sintonizzarsi sull'unica frequenza che si riusciva a sentire bene.

Ad un certo punto passò una canzone di Franco Califano, il "Califfo", intitolata "La mia libertà". Ester notò con una certa meraviglia che Zeno la sapeva tutta a memoria e infatti lui la cantò con un certo trasporto. Ci fu un momento di imbarazzante sospensione sul passaggio "una donna innamorata, anche quella più pulita, prima o poi le corna te le fa. Tanto vale andare avanti e trattare con i guanti solo questa libertà". Che sia davvero così? Pensò Zeno rabbuiandosi, dopo aver canticchiato in tono minore questa strofa. Ester si accorse del velo opaco che si era calato sull'atmosfera dell'abitacolo e per fortuna trovò il modo di spostare l'attenzione sul bel paesaggio che si apriva all'altezza di Pontremoli. Stavano entrando in Lunigiana.

Avevano affittato per due notti un piccolo appartamento a Forte dei Marmi, con vista mare. Zeno non fece nemmeno in tempo a vederlo, accompagnò Ester davanti al civico e si precipitò immediatamente all'indirizzo del cliente per risolvere il problema il prima possibile. Nel frattempo Ester si godette quel momento di inaspettata vacanza, lontana da casa e dai soliti volti che la circondavano, al lavoro, a casa e in paese. Si sentiva libera e leggera, desiderosa di esplorare i dintorni e trovare un’interessante proposta per la serata, quando si sarebbe rivista con Zeno, sicuramente provato dalla lunga giornata lavorativa. Aveva tutto il giorno per sé.

Fece alcuni giri in centro, zigzagando tra spiaggia e stradine interne e la dritta arrivò dalla fruttivendola di un piccolo negozio dove Ester si era fermata per acquistare un po' di frutta e verdura per il pranzo. "Dovete assolutamente andare a visitare le cave e vedere e toccare dal vivo il "bianco di Carrara", il marmo più famoso del mondo! E poi, a due passi, c'è Colonnata, andate a mangiare il lardo con un buon bicchiere di vino".

E così avvenne! Zeno ed Ester si trovavano in un piccolo ristorante realizzato all'interno di vecchie baracche di cavatori. Era un'atmosfera unica e originale e il menù era tutto a base del famoso lardo. Zeno già godeva leggendo le varie portate, ma prima di ordinare chiese due bicchieri di vermentino perché aveva sete. Quando il cameriere si presentò con dei calici con vino rosso Zeno lo bloccò subito spiegandogli che aveva sbagliato, lui aveva ordinato un vermentino, che è bianco. Il quiproquo si risolse presto, quando uscì dalle retrovie direttamente il titolare del ristorante, che spiegò a Zeno che il Vermentino Nero è un vitigno autoctono del territorio apuano che esiste solo in Lunigiana e che è una vera e propria chicca, anche se lo conoscono ancora in pochi. E la scoperta fu graditissima, Zeno lo trovò sorprendentemente fresco e beverino.

Che bella serata, pensò Zeno e guardando Ester dimenticò le parole di Califano.

(continua)