• Giovanni Tronchin

Zeno Raboso e la degustazione a casa dell'amico sommelier

Tredicesimo capitolo del nostro romanzo a puntate dedicato alla vita e alla formazione enologica di un lavoratore e bevitore.

(capitolo precedente)

Zeno Raboso viveva in un piccolo paese di poche anime. Superava a stento i duemila abitanti. Nonostante fossero pochi, tra i compaesani quasi tutte le figure professionali erano comunque rappresentate. C'erano medici, dentisti, idraulici, meccanici, arrotini, operai, elettricisti, contadini, avvocati, imprenditori e via dicendo. Mancava, però, la figura del sommelier.

In paese comunque bevevano tutti e, bene o male, essendo una zona ad antica vocazione agricola, chiunque in qualche modo aveva a che fare con i vigneti. La maggior parte delle abitazioni erano case singole con il fronte che dava sulla strada, mentre su retro si distendeva l'aperta campagna divisa dai canali di scolo in vigne, campi di granturco e orti. Tutti si producevano un po' di vino in casa. Ma in tutto il paese mancava uno specialista certificato del vino, enologo o sommelier che fosse.

Zeno, tutto sommato, in questo campo riusciva a distinguersi, perché dopo la famosa degustazione a Montalcino, da cui tutto ebbe principio, aveva svoltato. Da allora, col tempo, il suo approccio con il vino era decisamente migliorato, passando dalla quantità alla qualità.

Ormai quando entrava al bar tutti si aspettavano da lui almeno un nome di un vino nuovo, scoperto nei suoi viaggi di lavoro. Che poi sarebbe diventato per un paio di settimane a seguire il trend del momento, il vino più richiesto al bar per la disperazione dell'oste che avrebbe più che volentieri continuato a servire prosecchi e spritz.

C'era però un ex compagno di squadra di Zeno, dei tempi in cui militava nelle più infime categorie calcistiche con la squadra locale, che era diventato sommelier e con il quale aveva ripreso a vedersi sporadicamente, dopo un incontro fortuito in un centro commerciale.

Si chiamava Mario ed era di un altro paese a circa 15 km di distanza da quello di Zeno. Ai tempi del calcio giocato questo non era un dettaglio da poco, perché Mario era l'unico straniero della squadra, costituita per il resto solo da ragazzi del paese. E per questo motivo era l'unico a percepire mensilmente un rimborso chilometrico, che poche ore dopo la riscossione puntualmente veniva speso al bar con giri di birra e prosecchi per tutta la squadra. Mario lo straniero aveva così lasciato un buon ricordo di sé in paese, e di sicuro non per le sue performance sportive.

Tornando all'incontro casuale tra le gallerie del centro commerciale, a Mario cadde l'occhio sul carrello della spesa di Zeno e vide un paio di bottiglie di di vino di due ottime cantine. "Ah, ma qua si beve bene! Roba seria, te ne intendi!" esclamò compiaciuto Mario. Zeno, sentendosi importante, replicò con finta modestia "Sai com'è, la vita è breve e non bisogna sprecarla bevendo male". Da quel momento, tra una battuta e l'altra, i due iniziarono una lunga chiacchierata e Mario gli disse che era diventato un sommelier. In seguito Zeno rimase in contatto con Mario e ogni tanto si sentivano e Zeno gli chiedeva sempre le ultime news dal mondo dei vini.

Una sera Mario telefonò a Zeno per invitarlo a una degustazione "privata" a casa sua. Ci sarebbero stati alcuni suoi colleghi sommelier e avrebbero aperto diverse bottiglie importanti, inviate da pregiate case vinicole per poter avere qualche recensione nei canali di comunicazione più noti del mondo del vino. Zeno era al settimo cielo e lo ringraziò come se gli avessero annunciato una vincita al totocalcio. Pensò subito a cosa avrebbe potuto portare a Mario per ricambiare l'invito. Di certo non poteva presentarsi con una bottiglia di vino, avrebbe sicuramente sfigurato, viste le premesse. Qualsiasi vino scelto da lui rischiava la debacle al cospetto delle bottiglie in degustazione. Cosa portare allora? Una torta o un vassoio di pasticcini magari non si sarebbero "sposati" con i vini da assaggiare. Alla fine Zeno, ragazzo di campagna, preferì andare sul concreto e, sentendosi un po' come Renzo dei Promessi Sposi quando si presentò con i capponi dall'avvocato Azzeccagarbugli, decise di portare due salami insaccati da suo papà e un pollo casereccio da cuocere, che prese dal congelatore a pozzetto dei suoi.

Quando arrivò a casa di Mario c'erano già tutti. L'atmosfera era tranquilla, ma anche un po' seria. I colleghi di Mario erano pressappoco suoi coetanei e si presentarono a turno, cordialmente stringendo la mano freddissima di Zeno che si era raffreddata tenendo il sacchetto con il pollo congelato. Uno gli chiese a bruciapelo "AIS o FIS?". Zeno sgranò gli occhi e rimase interdetto, ma fortunatamente ci penso Mario a sciogliere l'imbarazzo, precisando che Zeno non era un addetto ai lavori, ma semplicemente un suo caro amico appassionato di vini. Quindi Mario diede inizio alla serata presentando velocemente le cantine e le bottiglie che gli avevano inviato. C'erano anche dei vassoi pieni di cose buonissime da mangiare, preparate dalla moglie di Mario, prima di uscire a cena con le amiche e lasciare la casa libera.

Iniziarono tutti a parlare di verticalità, ampiezza, di rotondità, mineralità e di sentori che Zeno non aveva mai sentito, come pietra focaia, idrocarburi, corbezzolo, caffè, tabacco... insomma, Zeno era oggettivamente un po' confuso, ma allo stesso tempo riusciva effettivamente ad avvertire, guidato dai sommelier, dei sapori che mai avrebbe immaginato di trovare in un bicchiere di vino. Aprirono tantissime bottiglie, che rimasero tutte piene più della metà. A Zeno sembrava un peccato mortale lasciare lì tutto quel ben di Dio, ma si stava rendendo conto che iniziava a biascicare. A fine serata Mario gli regalò una scatola da sei bottiglie di quelle assaggiate, in modo che potesse continuare ad "approfondire" a casa. Zeno era felicissimo, avrebbe fatto un figurone con Ester e suo papà, sfoggiando tutta la nuova terminologia che aveva sentito. Così farfugliò un saluto e un ringraziamento e uscì sentendosi ancora più esperto di vini.

(continua)