• Giovanni Tronchin

Zeno Raboso e la cena dei coscritti

Trentunesimo capitolo del nostro romanzo a puntate dedicato alla vita e alla formazione enologica di un lavoratore e bevitore.

(capitolo precedente)

Zeno Raboso aveva quarantacinque anni, anche se se ne sentiva molti di meno. Quarantacinque anni non sono né tanti né pochi e, se vogliamo, non sono nemmeno un'età particolarmente significativa. E' un'età in cui comunque, soprattutto se uno non si tiene in forma e non ha delle sane abitudini, si può iniziare ad avvertire qualche acciacco e qualche disturbo. E poi uno inizia a pensare che potrebbero mancargli meno anni di quanti ne ha già vissuto e si deprime.

Per questo, sia la mamma di Zeno che Ester, la sua compagna, ogni tanto gli consigliavano di sottoporsi ai classici esami di rito.

"Con tutto quello che bevi - lo ammoniva spesso sua mamma - qualche controllo dovresti farlo!". Ma Zeno non se ne curava, si sentiva bene e pensava che si sarebbe rivolto al suo medico solo quando ne avrebbe avuto bisogno. Sinceramente era consapevole che stava facendo un po' lo struzzo. Teneva la testa sotto terra e preferiva non sapere di eventuali problemi, snobbando l'antico detto "prevenire è meglio che curare". Ma sapeva anche che in troppi abusano dei servizi della sanità pubblica, consumando continuamente inutili visite ed esami a scapito di chi ne ha veramente bisogno. E poi, in cuor suo, Zeno sapeva anche che non avrebbe mai accettato il momento in cui il suo medico, sventolando gli esiti degli esami, gli avrebbe proibito di continuare a fare la vita di sempre. Basta vino, basta affettati, basta sale, basta caffè, basta formaggio... proprio a lui che era cresciuto con il motto di fine pasto "la boca no xè straca se no sa' da vaca" (la bocca non è stanca se non odora di mucca).

Però quarantacinque anni possono essere un buon pretesto per organizzare una cena di classe dei compaesani nati nello stesso anno. La cosiddetta cena dei coscritti è sempre stata un fenomeno diffuso in provincia ed era rimasto in voga fino all'inizio degli anni duemila, per poi scemare, probabilmente soppiantato dall'irruzione dei social network. L'ultima cena di classe Zeno l'aveva fatta esattamente quindici anni addietro. Ed era stata epica. Si festeggiavano i trent'anni, cifra tonda, e fu un tripudio di allegria, vino, ignoranza e tradimenti. Nacquero anche un paio di coppie che poi si sposarono e misero su famiglia. Insomma, una serata memorabile.

Capitò una sera a metà settimana, mentre Ester era in palestra e Zeno stava cenando a casa dei suoi genitori, che qualcuno suonò al campanello. Uscì a controllare la mamma di Zeno che, poco dopo, rientrò in cucina accompagnata da una bella ragazza mora. Si chiamava Francesca, aveva un accento vagamente del sud e diceva di abitare in paese da poco. Guardò Zeno, che arrossì non resistendo al suo fascino, e gli confidò che avevano la stessa età. Francesca spiegò che, un po' per conoscere i suoi nuovi compaesani coetanei e un po' per riprendere la tradizione, stava organizzando la cena dei coscritti del paese. Si era fatta rilasciare in municipio, dall'ufficio dell'anagrafe, la lista dei nomi e li stava andando a trovare tutti porta a porta. Francesca era decisamente affabile, anche i genitori di Zeno furono colpiti dalla sua simpatia e suo papà stappò una bottiglia di prosecco offrendo due bicchieri alla ragazza, che se li scolò in men che non si dica.

Francesca informò Zeno che stava organizzando da sola la cena di classe e che era già passata da molti altri compagni. Aveva pensato a tutto, al ristorante, al menù e non solo. Per rendere indimenticabile l'evento stava chiedendo a tutti una foto-ritratto cartacea perché voleva realizzare un enorme quadro con tutte le foto dei compagni di classe da appendere all'ingresso del municipio.

La mamma di Zeno manifestò subito un grande entusiasmo per l'iniziativa e prese da un cassetto della credenza una bella foto recente di Zeno, che aveva voluto stampare dal fotografo del paese.

Francesca, con il suo accento esotico, illustrò il programma e il ricco menù della serata. Solo il nome del locale, "Il tagliere", risultava sconosciuto a Zeno, ma per il resto gli sembrava tutto perfetto, compreso il djset anni novanta dopo caffè e amari.

Ad un certo punto Francesca parlò dei costi: erano cento euro a persona, che comprendevano la cena, la musica, la realizzazione del patchwork delle foto e di un piccolo ricordo che avrebbe consegnato a ciascuno a fine serata. Sottolineò che si trattava di un ottimo prezzo, considerato il menù a base di pesce con Franciacorta illimitato.

Se non c'era nulla in contrario, come aveva già fatto con tutti gli altri, Francesca disse che preferiva, per comodità, raccogliere in anticipo le quote dei partecipanti.

Zeno esitò un attimo, poi suo papà lo scosse un attimo dicendogli "I schei!!" (i soldi!!). In tasca aveva cinquanta euro, si fece quindi prestare altri cinquanta euro da sua mamma e li diede a Francesca. Quest'ultima, tutta soddisfatta, bevve un ultimo prosecco, lasciò scritto su un foglietto l'indirizzo del ristorante, che si trovava a circa 15 km, e se ne andò con i cento euro e la foto di Zeno, ricordando l'appuntamento il sabato alle otto di sera.

E il sabato sera arrivò. Zeno nei giorni precedenti aveva scambiato con qualcuno dei messaggi e c'era un grande entusiasmo per la serata.

I circa trenta coscritti si ritrovarono tutti puntuali al luogo convenuto, sotto l'insegna spenta del Tagliere, attaccata al muro di una vecchia casa sulla strada provinciale, con la porta sprangata e la scritta CHIUSO PER CESSATA ATTIVITA'.

Si guardarono e capirono all'istante di essere stati truffati. Quella sedicente Francesca era riuscita a intascarsi circa tremila euro passando di casa in casa, dispensando sorrisi e trincando prosecchi. Ovviamente il numero telefonico che aveva lasciato risultò inesistente e non vi fu più modo di rintracciarla.

"Peccato per la foto!" esclamò la mamma di Zeno quando lui le raccontò l'accaduto, mentre Zeno capì che la cena dei coscritti era proprio un fenomeno destinato a scomparire.