• Roberto Fazzina

Italo Svevo, Zeno e il vino come presa d’atto di coscienza

Un omaggio allo scrittore Italo Svevo, fonte di ispirazione anche enologica!

Oggi ricorrono i 160 anni dalla nascita Italo Svevo uno dei più grandi scrittori del Novecento italiano e, per ovvi motivi legati al nome di questo progetto, non potevamo esimerci dall’omaggiarlo ricordando il ruolo che il vino occupa in alcuni dei suoi scritti più emblematici. Non sarà sfuggito ai nostri lettori che il gioco di parole Zenomag - La Coscienza del Vino è chiaramente ispirato al famoso romanzo La coscienza di Zeno, che abbiamo tutti studiato sui banchi di scuola.


Non possiamo però dimenticare un'altra opera del grande autore, Il vino generoso, che già nel titolo fa trapelare il ruolo della nostra amata bevanda nello scritto. È uno splendido racconto, che il grande poeta Eugenio Montale non ebbe timore a definire una delle migliori opere, nella quale troviamo tutta la cifra stilistica, di Svevo.


In occasione della cena di vigilia delle nozze di una nipote, il protagonista, un vecchio socialista acciaccato, viene dispensato dal suo dottore dal divieto di consumare vino.

Per il Vecchio è un’occasione da non perdere: “mangiavo e bevevo, non per sete o per fame, ma avido di libertà. Ogni boccone, ogni sorso doveva essere l'asserzione della mia indipendenza

Il protagonista non si fa pregare il vino passava dalla bottiglia nel bicchiere fino a traboccare, e non ve lo lasciavo che per un istante solo” e ci racconta i suoi gusti: “gli altri si dedicavano allo champagne, ma io dopo averne preso qualche bicchiere per rispondere ai vari brindisi, ero ritornato al vino da pasto comune, un vino istriano secco e sincero, che un amico di casa aveva inviato per l'occasione. Io l'amavo quel vino, come si amano i ricordi e non diffidavo di esso.


Durante la cena nascono polemiche animate e litigi anche aspri fra il protagonista e vari familiari. Conclusa la serata, il protagonista torna a casa e mentre dorme intraprende un viaggio onirico che lo metterà di fronte a rimorsi, ricordi, paure e debolezze. Il vino in questo caso non sarà tanto la causa dei litigi e degli incubi ma una metafora di liberazione da certe catene mentali, di acquisizione di consapevolezza e un tramite per collegarci a quello che abbiamo nel profondo della nostra anima.


Nella Coscienza di Zeno, come detto il capolavoro di Svevo, questo concetto ci viene svelato in maniera più esplicita dai pensieri (o dalla Coscienza!) di Zeno stesso, il protagonista del romanzo. Nel capitolo “La moglie e l’amante” è descritta una scena molto simile alla precedente, ma la situazione qui è capovolta, in questo caso non è Zeno (non sia mai...) a non poter bere per problemi di salute, ma suo suocero. Tra scene divertenti e discussioni accese anche Zeno vuota i calici uno dopo l’altro e stravolge il famoso detto “In vino veritas” illuminandoci con il suo pensiero:


Il vino è un grande pericolo specie perché non porta a galla la verità. Tutt’altro che la verità anzi: rivela dell’individuo specialmente la storia passata e dimenticata e non la sua attuale volontà; […] legge tutto quello ch’è ancora percettibile nel nostro cuore. […] Tutta la nostra storia vi è sempre leggibile e il vino la grida, trascurando quello che poi la vita vi aggiunse.


Noi di Zenomag - La Coscienza del Vino facendo nostro ma personalizzando questo concetto vediamo nel vino non solo una squisita bevanda ma anche e soprattutto un prodotto culturale e un grande aggregatore e mezzo di convivialità. Uno strumento che tocca le corde dell'emozione e della conoscenza per acquisire più consapevolezza sia individuale che sociale (in una parola più coscienza!), soprattutto nei confronti del mondo in cui viviamo. Insomma la coscienza del vino: sostenibilità, cultura e convivialità! Bevendo sempre con moderazione e, repetita iuvant, coscienza!