I vitigni PIWI resistono meglio al cambiamento climatico?

Lo abbiamo chiesto a Nicola Biasi, enologo di grandissima esperienza nella coltivazione e vinificazione dei vitigni PIWI.

Nicola, secondo la tua esperienza i vitigni resistenti affrontano meglio le sfide poste dal cambiamento climatico?
Se devo essere sincero, non so se il vitigno resistente risponde meglio o peggio. Gli impianti sono tutti relativamente giovani e quindi potremmo immaginare di dover pagare lo scotto di radici meno profonde e in teoria potrebbero andare peggio. Di contro i PIWI sono tendenzialmente varietà piantate pensando già al clima attuale, non sono varietà piantate quarant'anni fa che con il clima di oggi fanno fatica. Inoltre, i vigneti sono realizzati nel 99% dei casi con impianti di irrigazione. Una volta veniva considerata una pratica di forzatura, oggi invece è l’ABC della qualità. Oggi è fondamentale avere l'irrigazione in vigna e il freddo in cantina.
Quindi non sono vitigni solo resistenti ai funghi?
Le varietà resistenti funzionano bene, secondo me, non tanto perché sono resistenti ai funghi ma perché tante di loro sono varietà pensate già con un clima come questo. Le ultime varietà che sono uscite dalla Fondazione Mach o dai vivai Rauscedo sono state costituite cinque, dieci anni fa, non cent'anni fa. Quindi già pensate col clima attuale e italiano. Quella è la loro forza, sono varietà più moderne.
Cosa comporta una vendemmia anticipata?
Vendemmiare presto di per sé non è un problema. Perché se le uve sono belle, sane e con parametri analitici corretti non ci sono problemi. C'è la paura di perdere i profumi, ma i profumi si perdono quando pressiamo l'uva calda. La strada per il futuro nel mondo del vino, dal punto di vista tecnico, è irrigazione – che ormai serve ormai 10 anni su 10 quasi ovunque – e riuscire a raffreddare le uve per lavorarle fredde. Con queste due condizioni per me si può sempre vendemmiare a inizio agosto.
Come si prospettano i vini di questa annata?
Quest'anno i vini sono belli, io sono contento dell’annata 2026. Poi, è vero, è stata un’annata calda, è faticoso lavorare in agosto, non trovi le persone, tutti sono chiusi e non trovi vende i prodotti enologici… Però se c'è l'acqua e il freddo si può far bene.
Quali sono invece le pratiche da mettere in atto in vigna?
Dobbiamo avere terreni ricchi di sostanza organica perché dove non c'è sostanza organica i terreni sono meno soffici, trattengono meno l'acqua e, soprattutto, si formano le crepe che poi danno davvero dei problemi perché le zolle si compattano e anche se contengono microelementi non riescono proprio a cederli alle radici. Per alzare la sostanza organica occorre fare concimazioni giuste, principalmente autunnali, e poi durante l'estate lavorare meno i terreni. Ogni volta che lavoro il terreno muovo la terra e l'ossigeno ossida la sostanza organica. Dovremmo fare solo il taglio delle erbe magari tenendolo alto in modo che faccia da pacciamatura e mantenga l'umidità. Il problema quest'anno non era solo il caldo ma che anche le poche piogge sono evaporava talmente velocemente che l’acqua non ha fatto in tempo ad arrivare alle radici. Dobbiamo far sì che il terreno sia nelle migliori condizioni possibili per far star bene le radici che sono il cervello della pianta. Dobbiamo rifocalizzarci sui suoli.
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