• Paolo Valente

Il tocco sostenibile di Dom Ruinart

Una nuova pelle, decisamente più sostenibile, per la nuova annata del celebre Champagne

La nuova annata di Dom Ruinart 2010 porta con sé due novità. La prima, di carattere più tecnico/produttivo è il ritorno alla chiusura con tappi di sughero durante la fase di presa di spuma e riposo in bottiglia sui lieviti. In questa fase, normalmente, le bottiglie sono tappate con un tappo a corona che viene poi sostituito dal tappo in sughero che siamo abituati a vedere e stappare prima del consumo.

La tipologia di tappo utilizzato durante la fase di maturazione influisce direttamente sulla quantità di ossigeno che entra nella bottiglia e quindi sullo stato evolutivo del vino alla fine del lungo percorso sui lieviti. Il tappo a corona, in metallo, mantiene costante nel tempo la quantità di ossigeno che permea e che quindi viene a contatto con il vino; il tappo in sughero, al contrario, ha una permeabilità variabile, più alta nei primi anni. Questo determina che i vini, al termine del percorso di maturazione, risultano più tesi, ovvero con una percezione di acidità maggiore, e maggiormente complessi sia nei profumi che al gusto.

La seconda novità riguarda l’estetica del prodotto e in particolare il packaging esterno. La tradizionale scatola, il cosiddetto coffret, è stato sostituito da una sorta di “pelle” realizzata in cartone riciclato che, alla vista e al tatto, ricorda un blocco di gesso. Secondo le intenzioni della Maison, il nuovo packaging riporta alla mente le grotte che custodiscono alla giusta temperatura e umidità le bottiglie in affinamento sui lieviti. Ma quello che è più importante è che il nuovo involucro è molto più sostenibile: è 11 volte più leggero del precedente e permette un risparmio del 62% nelle emissioni. Inoltre, la carta dell’etichetta frontale è stata realizzata in una carta con una texture e che, anche in questo caso, ricorda quella del gesso.

La nostra degustazione di questo splendido champagne.

Alcune immagini della presentazione svoltasi a Milano (photo Credit @Antinori)