Lo scienziato del vino Donato Lanati sferza l'Oltrepò Pavese
- Redazione

- 3 ore fa
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Donato Lanati, di Enosis Meraviglia in un focus sul Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese sottolinea la necessità di una differente visione e prospettiva: il Pinot nero deve cambiare registro.

Sono state parole decise, non accomodanti e piuttosto spigolose, quelle pronunciate dal prof. Donato Lanati, in un focus sul Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese, per andare, senza panegirici, dritti al punto e spronare un cambio di passo.
“Già definito enfant terrible dai francesi, il Pinot Nero è certamente un vitigno difficile ed esigente” ha esordito Lanati. “E’ difficile da coltivare, è difficile da vinificare ed è difficile da affinare ma, proprio per queste caratteristiche e per la sua versatilità alla spumantizzazione piuttosto che ai rosati e ai rossi, potrebbe diventare il vino del futuro. Nell’invecchiamento, più del Nebbiolo e del Sangiovese, mantiene il suo inconfondibile e inesauribile profumo. Anche dopo 30 anni è in grado di sorprendere per la sua spiccata identità e per i sentori di fragola, di piccoli frutti e di legno. Però, occorre cambiare registro, quindi: fare qualità, qualità, qualità e vinificiare in purezza, come lo sono i più grandi vini al mondo”.
Nel mondo, il Pinot Nero è coltivato su circa 120.000 ettari. La sua area d'eccellenza è la Francia, soprattutto, in Borgogna e nella Champagne. Seguono gli Stati Uniti, la Germania e la Nuova Zelanda. In Italia è in forte espansione, superando gli 8.600 ettari, di cui 3.000 proprio in Oltrepò Pavese. Donato Lanati Oltrepò Pavese
Le uve del Pinot Nero per la loro composizione fisico chimica sono difficili da vinificare se non si vogliono perderne le qualità intrinseche.
La soluzione proposta
Per fare la differenza, occorre, “cambiare ricetta” e concentrare il tutto per tutto sulla qualità dell’uva, analizzando minuziosamente l’acino e, a seconda del vigneto e della stagione, studiarne e definirne la migliore vinificazione.
“Non esiste una formula per eccellenza adattabile ad ogni vendemmia e ad ogni areale. La vinificazione è come un abito su misura da confezionarsi in modo sartoriale e, ovviamente, scientifico. I dati analitici, frutto della ricerca applicata, sono l’unica sicurezza e garanzia per chi vuol produrre qualità. Le uve vanno accompagnate durante la vinificazione come fossero dei bambini. Guai sottoporle a traumi meccanici: si perderebbero le componenti buone e resterebbero quelle meno buone. Assolutamente vietato, poi, usare chiarificanti di origine animale, solforosa e allergeni. Sono tutti prodotti che fanno venire il mal di testa. Per togliere le catechine basta intervenire sui vinaccioli. Col vino bisogna essere onesti”.
La conclusione
“Se si crede in questo territorio e in questo vitigno” ha proseguito Lanati, “occorre una rivoluzione decisa e coraggiosa, che parta dall’abbassamento delle rese e dalla selezione delle uve. Comprendo non sia possibile partire tout court, ma bisogna almeno iniziare ad individuare 4 o 5 Cru, investendo, senza se e senza ma, per creare la differenza ed essere pronti a confrontarsi con i grandi del mondo. Occorre uno scossone che dalla comunicazione arrivi fino al palato di winelovers e intenditori”.
Anche la comunicazione deve cambiare, diventando schietta e trasparente così come lo deve essere il Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese.




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