• Paola Marcone

Metodo Martinotti o metodo Charmat?


Quando si parla di spumanti spesso si sente dire che alcuni sono prodotti con il metodo Martinotti o con il metodo Charmat.

Sono la stessa cosa? E come si svolge il procedimento?


Federico Martinotti fu Direttore dell'Istituto Sperimentale di Enologia di Asti e nel 1895 inventò un metodo per ottenere spumanti mediante la rifermentazione di vini fermi in grandi cisterne chiuse dette autoclavi, diversamente di quanto succedeva con il metodo classico dove la rifermentazione veniva svolta in bottiglia.

Questo nuovo metodo Iniziò a essere applicato concretamente solo una ventina di anni dopo da Eugene Charmat che costruì e brevettò i macchinari per realizzare la produzione.

Ecco perché è del tutto equivalente parlare di metodo Martinotti o metodo Charmat, tanto che spesso si usano anche i due nomi insieme: metodo Martinotti-Charmat.

Si tratta, dunque, del medesimo procedimento per ottenere spumanti mediante rifermentazioni dei vini base a temperatura controllata in autoclave d'acciaio inox.


Possono essere utilizzate le tradizionali uve da spumantizzazione (Chardonnay, Pinot Nero e Pinot bianco) ma il metodo è anche particolarmente adatto a esaltare vitigni come il moscato, la glera, il brachetto, il lambrusco per ottenere vini dalla grande freschezza, buona aromaticità e bevibilità più immediata.


I vini base vengono travasati nell'autoclave in cui si sono aggiunti lieviti e zuccheri per la seconda rifermentazione, con una sosta sui lieviti minore di quanto previsto nel metodo classico.

Spumanti, quindi, meno complessi, con sentori fruttati e floreali che ricordano il vitigno di partenza e che si prestano a essere gustati in tantissime occasioni.

Non a caso la maggior parte degli spumanti prodotti al mondo sono ottenuti con il metodo Martinotti-Charmat e gli italianissimi Prosecco e Asti sono tra i più conosciuti e commercializzati.


In autoclave viene svolta anche la fase finale del procedimento prima dell'imbottigliamento, ossia il dosaggio con cui mediante l'aggiunta al vino ormai effervescente di una miscela di zucchero e vino si ottiene il residuo zuccherino desiderato.

Come gli spumanti metodo classico, infatti, anche quelli ottenuti con il metodo Martinotti-Charmat si distinguono per le diverse versioni a seconda della quantità di zucchero presente nel vino finito, a partire dalla versione Pas dosé o Dosaggio zero (dal gusto estremamente secco) fino a quella particolarmente zuccherina della versione Dolce.