• Anita Croci

Qualità e salubrità, il binomio perfetto di Nove Lune

Realizzare vini vivi e originali, espressivi del territorio di origine e fatti in maniera più naturale possibile: in pochi anni questa cantina è diventata un esempio e un faro, per la viticoltura PIWI e non solo.

Natura e scienza, come artigianalità e tecnologia, possono sembrare coppie male assortite, ma solo al primo sguardo. È infatti mettendo il secondo termine a servizio del primo che possiamo creare presupposti per risultati straordinari. Ce ne accorgiamo visitando Nove Lune, dove la vitalità del vigneto, in parte un “bosco vitato”, non prescinde dal rigore chirurgico della cantina, che ospita diversi contenitori in acciaio, terracotta, legno e cemento, dove si realizzano vini di estrema personalità, ma senza sbavature.

Nove Lune (da “no veleni”) nasce 2015 nell'Oasi naturale della Valpredina nel comune di Cenate Sopra (BG), con lo scopo di coltivare e vinificare solo uve che non necessitino di alcun trattamento chimico: le varietà PIWI, acronimo di pilzwiderstandfähig, dal tedesco “viti resistenti ai funghi”, la cui coltivazione in Lombardia è stata ufficializzata solo nel 2013. Queste varietà consentono di produrre vini di altissima qualità senza inquinare l’ambiente, permettendo una viticoltura sostanzialmente libera da anticrittogamici, salvaguardando chi il vino lo fa, chi lo beve e il territorio, sia in termini ambientali che sociali.

Per Alessandro Sala, enologo e titolare di Nove Lune, la salubrità è infatti un principio imprescindibile dalla qualità, e questo binomio è il fondamento di tutto il lavoro e gli studi condotti per anni prima della nascita ufficiale dell’azienda e che proseguono tuttora, con molte sperimentazioni in atto dedicate ai vitigni PIWI; tra i tanti progetti condotti insieme all’amico e collega enologo Gabriele Valota, anche l'ibridazione di due varietà resistenti per ottenerne una nuova, propria, da omologare.

Nove Lune opera in regime biologico certificato dal 2018 e vinifica principalmente le varietà Helios, Solaris, Bronner e Johanniter, alla base dei vini storici della cantina: 310, un bianco vinificato in acciaio; Rukh, un orange wine vinificato e affinato in anfore di terracotta e Theia, un passito bianco, questi ultimi più volte oggetto dei massimi riconoscimenti a livello locale e internazionale.

Non mancano i vini rifermentati: nel 2018 si aggiunge l’HeH, un metodo ancestrale, senza zuccheri né solfiti aggiunti, mentre la vendemmia 2019 segna la prima annata dello spumante Costa Jels, che oggi riposa nell’omonima miniera e vedrà la luce solo nel 2025. Attesa anche per il primo rosso dell’azienda, Sinus Roris, ancora in maturazione e disponibile dal 2023, le cui basi oggi compongono lo straordinario Amaro Misma, primo amaro del mondo ottenuto da un vino PIWI.