• Paolo Valente

Vini d’Abruzzo: verso la semplificazione delle denominazioni

Il processo, iniziato dal consorzio nel 2018, ha ricevuto l’approvazione del Comitato Nazionale Vini.

In Italia si è assistito, nel corso dei decenni, alla proliferazione di denominazioni la cui creazione, molte volte è sembrata dettata più da interessi localistici o personalistici (per non dire elettorali) piuttosto che di salvaguardia delle produzioni e delle tipicità territoriali.

L’Abruzzo ha, meritoriamente, sviluppato di un processo di riorganizzazione delle sue denominazioni che va proprio a ridurne la numerosità valorizzando, al tempo stesso, alcune tipicità.

Il processo è iniziato, per volontà del Consorzio Tutela vini d’Abruzzo, nel 2018 con le assemblee dei soci che hanno approvato le modifiche alla struttura dei disciplinari i cui testi attuali sono vecchi di ormai 50 anni. Il 3 marzo 2022, dopo un lungo periodo di attesa aumentato anche a causa dalla pandemia, il Comitato Nazionale Vini ha data l’approvazione a quello che il Ministero delle Politiche Agricole Ambientali e Forestali (MIPAAF) ha definito il “Modello Abruzzo”.

Si tratta di una svolta epocale, come l’ha definita il Presidente del Consorzio Valentino Di Campli, in quanto ridisegna l’organizzazione delle denominazioni abruzzesi.

Con la nuova organizzazione delle denominazioni si avrà una maggiore semplificazione consentendo al consumatore l’immediata identificazione regionale, punto fondamentale anche per presentarsi ai mercati stranieri in modo efficace.

In sintesi, le principali novità sono:

- eliminazione delle attuali otto IGT e creazione di una nuova IGT a carattere regionale “Terre d’Abruzzo IGT”

- inserimento del suffisso “d’Abruzzo” nelle attuali DOC che ancora non lo contemplano

- introduzione della menzione Superiore’ nelle Denominazioni con la possibilità di aggiungere una indicazione a carattere provinciale

- unificazione dei territori delle Denominazioni e coincidenza con i confini comunali

- inserimento di nuove varietà, comprese alcune PIWI, tra le varietà riportabili in etichetta della IGT

- innalzamento dei limiti di altitudine per i vigneti a denominazione che potranno raggiungere i 700 m s.l.m. (e in alcuni casi i 1000 m s.l.m.)

Queste modifiche ai disciplinari sono la condizione preliminare per poter, in seguito, arrivare alla identificazione di Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) o, addirittura, delle singole vigne.