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  • Immagine del redattoreGiovanni Tronchin

Zeno Raboso e il Carnevale

Quarantasettesimo capitolo del nostro romanzo a puntate dedicato alla vita e alla formazione enologica di un lavoratore e bevitore

A Zeno Raboso non era mai piaciuto il carnevale, nemmeno da bambino. I travestimenti e le maschere non sono mai rientrati nel suo modo di essere, nemmeno per un'occasione estemporanea come una festa o, appunto, il carnevale. L'essere un altro da se stesso o diventarlo anche solo per gioco o per poco, lo metteva a disagio. Era una forma di confusione e di disorientamento che il suo cervello non digeriva.

Forse, anche per questo, da bambino non si era mai appassionato ai supereroi della Marvel. I vari Superman, Batman e Flash non lo avevamo mai conquistato del tutto. Aveva una certa simpatia per Spiderman e per la sua capacità di arrampicarsi sui grattacieli di New York. Ma niente di più. Gli piacevano di più i cowboys, scoperti sui fumetti di Tex di suo padre e in qualche film con John Wayne.

E, infatti, l'unica volta che a carnevale indossò una maschera si travestì proprio da pistolero e, in qualche cassetto della vecchia credenza in casa dei suoi genitori, circolava ancora una foto: aveva nove anni e teneva la mano sospesa vicino al cinturone, pronto a estrarre la pistola alla velocità di Terence Hill.

Comunque con il passare degli anni Zeno aveva riscoperto il carnevale in chiave godereccia, apprezzando le feste che in paese venivano organizzate dalla Proloco, con grandi mangiate e bevute. E aveva capito che il senso era proprio quello di lasciarsi andare, sin dalle antichissime origini di questa festa pagana. Per lui bastava solo non doversi mascherare.

Del resto il valore sociologico e antropologico del carnevale non poteva essere minimizzato da Zeno. In passato questa festività era un'occasione di coesione sociale a tal punto che in Grecia venivano addirittura liberati i prigionieri per poterli includere e farli partecipare. In queste giornate ci si dava alla pazza gioia con grandi banchetti in totale libertà e dissolutezza. Erano giorni in cui si lasciava spazio a scherzi, trucchi e travestimenti che simboleggiavano la supremazia del caos sull’ordine come momento simbolico di rinnovamento della società.

Almeno una volta all'anno era giusto esagerare, come recitava un antico detto latino «semel in anno licet insanire»: "una volta l'anno è lecito impazzire".

Zeno ricordava che sua mamma affrontava il carnevale anche dal punto di vista religioso. La parola "carnevale", infatti, deriva dal latino carnem levare , cioè "eliminare la carne", che indicava il banchetto che si teneva l'ultimo giorno di carnevale (il martedì grasso) prima del periodo di astinenza e digiuno dettato dalla Quaresima durante la quale poi non era concesso di mangiare carne!

Nel paesino di Zeno il carnevale era molto sentito e ogni anno la Pro Loco metteva in piedi per l'occasione un fitto cartellone eventi. Dalla classica sfilata dei carri allegorici alla festa dei bambini in oratorio, a seguire concertini dei gruppi musicali dei giovani locali, il teatro, la lotteria a premi e poi tante tantissime frittelle, coriandoli e stelle filanti. Dal giovedì grasso al martedì grasso tutto il paese era in festa.

Zeno Raboso era un volontario della Proloco e dava sempre il suo aiuto quando c'era un evento da mettere in pista. Il montaggio del palco, il posizionamento delle transenne, l'organizzazione dello stand enogastronomico, davvero tante erano le azioni richieste per dar vita a una festa paesana. E Zeno, al di fuori dei suoi orari di lavoro, dava sempre volentieri una mano all'associazione del suo paese.

In generale, durante gli eventi, lui era fisso al bar dello stand a distribuire vino, birre e grappini. Rimase memorabile una sua performance quando una volta era finito il vino al bar. Si era già sparsa la voce e il panico si stava diffondendo tra gli organizzatori e il pubblico, quando all'improvviso Zeno si inventò il 2x1 con la birra (prendi due e paghi una), riuscendo a fare l'incasso record di sempre e a far ubriacare mezzo paese.

Ora c'era da organizzare la nuova edizione del carnevale. La Proloco si era attivata per tempo ed era ormai quasi tutto pronto, quando mancava solo una settimana all'inaugurazione. I gruppi dei carri si erano messi al lavoro da parecchi mesi e avevano realizzato delle vere opere d'arte. Il "Comitato della frittella", costituito dalle anziane del paese, era in allerta per iniziare la produzione industriale di frittelle e il palco per concerti, teatro e lotteria era già stato montato. Si trattava solo di incontrarsi per l'ultima riunione organizzativa, per definire i dettagli.

I volontari della Proloco si erano dati appuntamento nella loro sede dopo cena. A Zeno, come sempre, era stato chiesto di portare un po' di vino per rendere meno pesante la serata. Si trattava pur sempre di volontariato! Zeno, prima di uscire, passò velocemente nella cantina di suo papà e prese al volo una piccola damigiana di vino rosso con l'etichetta "cabernet".

A metà riunione Zeno prese da uno scaffale una caraffa e dei bicchieri e aprì la damigiana. Come tolse il tappò avvertì subito un intenso profumo che lo incuriosì e insospettì allo stesso tempo. Si versò un bicchiere e capì subito. Ci doveva essere stato uno scambio di etichette, perché non si trattava di cabernet, ma di fragolino, il vino la cui vendita è illegale per l'Unione europea, ma non la produzione propria. Ci furono dei mugugni tra i presenti, ma siccome c'erano anche delle donne, si decise di bere lo stesso, anche perché Zeno disse che non aveva voglia di riornare a casa a cambiare vino.

L'aroma fruttato, la leggerezza e la dolcezza di questo nettare alla fine presero il sopravvento. Chi incespicava nelle parole, chi gli girava la testa, chi gli veniva la ridarella, a causa del fragolino la serata prese una piega imprevedibile e alla fine tutti si divertirono come pazzi, ridendo di qualsiasi cosa venisse detta.

E Zeno pensò che questa volta, a carnevale, lo scherzo glielo aveva fatto il vino.

(continua)

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