• Paolo Valente

Solaris, freschezza e struttura

Un vitigno creato nel 1975 che si sta facendo sempre più apprezzare per le sue caratteristiche.

Forse il più conosciuto tra i vitigni PIWI, ossia resistenti alle malattie fungine, il Solaris è stato ottenuto nel 1975 in Germania presso l’Università di Friburgo dal prof. Norbert Beker.

Si tratta di un vitigno a bacca bianca dalla buona vigoria e media produttività; precoce, matura nelle prime settimane di agosto, predilige la coltivazione in alta collina fino a quote di 900 m s.l.m.

Il grappolo è di media grandezza, gli acini sono di colore verde giallo che diventa inteso se esposto al sole. Sviluppa un alto tenore zuccherino e una media acidità. La resistenza alle malattie è elevata.

I vini che si ottengono sono caratterizzati da succosità e struttura al palato e supportati da una buona acidità. Dal punto di vista olfattivo ricordano i vini prodotti da uve chardonnay con accenni che rimandano al riesling. Frutti a pasta bianca, frutti esotici, albicocca e fiori di montagna sono i sentori che spesso si ritrovano.

È un vino dalla bella freschezza che consente di spaziare negli abbinamenti: dai primi piatti a base di pesce ai formaggi morbidi, dalla cucina asiatica alle fritture.

Sebbene il solaris sia vinificato prevalentemente in purezza, si ottengono anche ottimi risultati in blend con il bronner o il johanniter che ne completano le caratteristiche ampliando la gamma olfattiva verso sentori agrumati e vegetali.

Da notare anche come la distillazione delle vinacce di solaris dia origine a grappe dai toni particolarmente eleganti, aromatici e morbidi.

Il vitigno solaris ha trovato il suo territorio di elezione nel Trentino-Alto Adige anche se può essere coltivato anche in Lombardia e in alcune altre provincie del nord est del Paese. Le uve non possono essere utilizzate per la realizzazione di vini a Denominazione mentre possono essere impiegate in alcune IGT delle aree in cui è consentita la coltivazione.