• Pasqualino Pietropaolo

Un altrove molto vicino: piccolo viaggio enoico in Slovenia (parte 2)

La seconda parte del nostro tour tra le vigne, i vini e le atmosfere slovene.

Dopo l'introduzione al mondo del vino sloveno, passiamo in rassegna le tre principali regioni vinicole del Paese (Podravje, Posavje e Primorska), da sempre crocevia di identità e influenze che vedremo riflettersi anche nel modo di produrre e consumare vino.


Nel comprensorio di Podravje - la zona più rilevante per superficie coltivata e quantità prodotte, ma anche quella più distante dai gusti dei consumatori italiani -, al confine con Austria e Ungheria, si producono principalmente vini bianchi di stile centroeuropeo, freschi e con una marcata acidità dato il clima continentale (siamo all'estremità occidentale della mitica Pannonia), spesso con evidenti residui zuccherini. I due distretti di quest'area, lo Štajerska Slovenija ("Stiria Slovena") e quello di Prekmurje ("Oltremura"), sono considerati anche la culla dello spumante sloveno, chiamato Penina. Vi si coltivano Riesling Renano, Sauvignon, Gewurztraminer, Moscato Giallo e Šipon (il nome locale del più noto Furmint ungherese, base del Tokaj), dai quali si ottengono anche eccellenti vendemmie tardive e muffati. Tra le uve a bacca rossa invece il vitigno storico locale é il Franconia, ma negli ultimi anni sembra dare ottimi risultati anche il Pinot Nero.

Maribor, capoluogo della Stiria, è considerata la capitale del vino sloveno e nel suo centro storico si trova una delle più vecchie viti al mondo ad essere ancora produttiva, la Stara Trta, della veneranda età di 450 anni. Pare che fu piantata al tempo degli assedi dei Turchi, quando occorreva fare la vendemmia dentro le mura della città.


Nella parte sud-orientale della Slovenia troviamo poi la regione di Posavje ("Valle della Sava"), che conta tre distinte denominazioni: Dolenjska ("Bassa Carniola") - dove i vigneti sono punteggiati dalle caratteristiche zidanice, le piccole casette di campagna dei viticoltori -, conosciuta soprattutto per lo Cvicek, un rosato ottenuto da un blend di uve bianche e rosse dal basso tasso alcoolico (circa 8°) e dall'acidità pronunciata, molto amato in Slovenia; Bela Krajina ("Carniola Bianca"), dove vengono invece prodotti dei pregevoli ice wine (info di servizio: sono chiamati Ledeno Vino); infine quella di Bizeljsko-Sremic, nota principalmente per gli spumanti.


Le restanti quattro denominazioni slovene appartengono alla regione di Primoska ("Litorale"), la zona di confine con l'Italia e sicuramente quella più conosciuta dagli appassionati, sia per la vicinanza geografica che per una certa familiarità con i vitigni e gli stili di vinificazione, anche quelli più estremi (parliamo degli orange wines, per intenderci).

Partendo da nord, la prima sottozona che incontriamo è la Goriška Brda (Collio Sloveno), ideale continuum del Collio Goriziano per clima e terreni: è il regno dei grandi bianchi da Ribolla Gialla (qui Rebula), Friulano (prima chiamato Furlanski Tokaj, poi Sauvignonasse e più recentemente Jakot; anche in Slovenia hanno problemi col caro vecchio Tocai...), Chardonnay, Sauvignon, Pinot Grigio e Pinot Bianco. Un ottimo esempio di questa tipologia che abbiamo assaggiato recentemente è rappresentato dal Jakot Goriška Brda ZGP 2018 di Čarga, Friulano in purezza prodotto a Dobrovo, a soli 2 km dal confine italiano.

Poco più a sud troviamo la Vipavska Dolina, la valle formata dal fiume Vipacco, al confine con la pianura Isontina, chiamata anche “California slovena” per la mitezza del suo clima, dove regnano oltre alle stesse uve del Collio anche gli interessanti autoctoni bianchi Zelen e Pinela. Una bella fetta di questa regione è poi occupata dall'area del Kras (Carso Sloveno), un tutt'uno col Carso italiano, coi suoi vini rossi da Terrano e bianchi da Vitovska (a questo riguardo vi rimandiamo al nostro approfondimento sui vini del Carso). Last but not least, c'è la Slovenska Istra (Istria Slovena), che inizia poco dopo Trieste e termina al confine con la Croazia: è la zona più mediterranea, dove si coltivano soprattutto Malvasia Istriana e Refosco.


Per conoscere la Slovenia (perché "chi sa solo di vino, non sa niente di vino")

Una città: Lubiana. Città molto trendy e green, facile da visitare a piedi in un fine settimana e piena di bei locali dove bere vino sloveno. Irrinunciabile il tour delle architetture di Jože Plečnik, che cercò di disegnare la Lubiana del XX secolo secondo il modello dell'antica Atene.

Un piatto: la kranjska klobasa ("salsiccia carniolana"). Lo street food sloveno per eccellenza (dal 2015 è anche un prodotto IGP) è una salsiccia a base di carne di maiale leggermente affumicata e speziata con aglio e pepe, tradizionalmente servita con pane, senape e rafano.

Un libro: Il servo Jernej e la sua giustizia di Ivan Cankar (Marietti, 2021). Il capolavoro del padre della letteratura slovena.

Un film: L'Altrove più Vicino. Un viaggio in Slovenia, bel documentario di Elisabetta Sgarbi con Claudio Magris, Paolo Rumiz e il poeta Alojz Rebula.

Una canzone: Princi Fužinci del famoso rapper Zlatko da Fužine, il quartiere più "balcanico" dell'elegante e mitteleuropea Lubiana (https://www.youtube.com/watch?v=O7BBRRwgG7Y).