• Giovanni Tronchin

Zeno Raboso e l'Estate di San Martino

Trentottesimo capitolo del nostro romanzo a puntate dedicato alla vita e alla formazione enologica di un lavoratore e bevitore

(capitolo precedente)

Un anno così caldo non si era mai visto. Era novembre, ma sembrava ancora estate, un'estate senza fine. Inoltre aveva piovuto pochissimo e la siccità aveva procurato non pochi danni all'agricoltura. Ma era l'ambiente intero a soffrire dei cambiamenti climatici in corso. Nei negozi era ancora accesa l'aria condizionata. Era autunno inoltrato e si girava in maniche corte, con zanzare e insetti a infastidire di giorno e di notte. Per altri versi non si stava poi così male, potendosi permettere ancora aperitivi all'aperto, dj set in spiaggia con i proprietari dei chioschi a far festa per i due mesi inaspettati di attività in più rispetto alle precedenti stagioni.

In giro si vedevano un sacco di persone, soprattutto nei weekend, con lunghe code di traffico in autostrada e nelle vie che portavano al mare o alle Dolomiti.

Grigliate di qua, scampagnate di là, pic-nic e spritz-hour. Questo era ormai diventato il mood della lunga estate, con Natale alle porte a poco più di un mese.

A essere sinceri erano anni che le temperature aumentavano ed erano costantemente sopra la media. Zeno Raboso ricordava che il problema del surriscaldamento del pianeta era una questione di vecchia data. Già alle elementari la maestra parlava in classe del grave processo di disboscamento della Foresta Amazzonica e del famoso buco dell'ozono. E poi lo scioglimento del giaccio ai poli, l'innalzamento del livello degli oceani, l'inquinamento, insomma, gli ingredienti per una catastrofe ambientale non sembravano mancare, e quel caldo anomalo di novembre non rassicurava affatto. Però, come già anticipato, c'erano anche le note positive: era stata infatti un'ottima annata per il vino. Certamente condizionata dal clima, ma sicuramente un'ottima vendemmia.

Novembre era un mese particolarmente caro a Zeno Raboso perché c'era una festa, legata a un Santo, che gli stava molto a cuore. Stiamo parlando di San Martino, che si festeggia l'11 novembre. Gli piaceva sin da bambino perché, dopo i primi freddi, succedeva sempre che tornasse il bel tempo, con il sole che alzava le temperature ed esaltava i colori del foliage autunnale. E poi gli piaceva la leggenda di San Martino. L'aveva sentita per la prima volta a catechismo, quando aveva più o meno dieci anni. Da allora San Martino era diventato il suo Santo preferito. Era rimasto così colpito dal gesto di quel soldato che, uscito a cavallo è tutto armato, si imbatté, in una fredda e piovosa giornata di autunno, in un uomo povero, nudo e infreddolito. Mosso a compassione, Martino volle aiutare il pover'uomo tagliando con la spada a metà il suo mantello di lana per offrirgli un po' di sollievo. Immediatamente smise di piovere, uscì il sole e l'aria si scaldò in fretta. Quella stessa notte Martino sognò che il mendicante che aveva aiutato altri non era che Gesù e la leggenda vuole che oggi anno, intorno all'11 novembre, torni la cosiddetta Estate di San Martino a interrompere il freddo.

Comunque Martino da Tours esistette per davvero. Nacque nel 327 d.C. in Francia da una famiglia nobile e si convertì effettivamente al cristianesimo dopo la vicenda del mantello.

A Zeno bambino, inoltre, piacevano molto i dolci e i biscotti di pasta frolla a forma di cavallo con in sella il Santo con la spada, che in quel periodo riempivano le vetrine di panifici e bar del suo paese.

Poi, crescendo, Zeno continuò ad apprezzare la festa di San Martino perché coincideva con una tradizione agricola a lui particolarmente cara: l'apertura delle botti per il primo assaggio del vino nuovo... o forse novello; in effetti Zeno non aveva mai capito se fossero sinonimi o ci fosse qualche differenza.

Perché a San Martino ogni mosto diventa vino, come recitava l'antico adagio. Ma c'era anche un'altra versione della leggenda di San Martino, più profana, che Zeno imparò da suo padre quando iniziarono a travasare insieme il vino nuovo dalle damigiane alle bottiglie.

Secondo questa variante, San Martino era un fortissimo bevitore che rientrava a casa tutte le sere ubriaco marcio. Una notte in cui faceva molto freddo, per non disturbare la moglie che stava per partorire, preferì evitare di rientrare in casa e si mise a dormire per terra in cantina, in una nicchia dietro la botte del vino. Il giorno successivo lo ritrovarono morto, con una vite piena di grappoli che spuntava dalla sua bocca e finiva nella botte, riempiendola costantemente di vino. Così, nel tempo, la magia di San Martino legata al vino aveva sempre fatto compagnia al nostro Zeno, ma per lui le novità in questo senso non erano ancora finite.

Era il 10 novembre, il giorno prima di San Martino e Zeno stava aspettando a casa Ester, la sua compagna, per la cena. Quando Ester varcò la soglia aveva uno strano sorriso e un sacchetto in mano.

"Ho un regalo per te!" disse Ester.

Zeno tutto contento scartò la confezione che conteneva una bottiglia di vino. Guardò stranito l'etichetta che riportava uno strano nome, "Estate di San Martino - Rosso Superiore".

Lo stappò subito, anche se non era un grande estimatore dei vini rossi, ma quel nome sull'etichetta era una sorta di garanzia. Ester nel frattempo gli raccontò che ne aveva sentito parlare in un programma televisivo una domenica mattina mentre stirava e aveva preso nota del nome.

Zeno cercò sul retro della bottiglia qualche informazione sulle caratteristiche del vino e lesse che si trattava di un uvaggio tipico della zona collinare bresciana che circonda il Lago di Garda, la Valtènesi.

Lo assaggiò e in bocca ci fu un'esplosione di aromi speziati e di erbe mediterranee.

"Grazie San Martino, questa mi mancava!" pensò Zeno, mentre aggiungeva un nuovo tassello al suo rapporto tutto speciale con l'Estate di San Martino.