• Giovanni Tronchin

Zeno Raboso. Galeotto fu il Franciacorta!

Settimo capitolo del nostro romanzo domenicale a puntate dedicato alla vita e alla formazione enologica di un lavoratore e bevitore.

(capitolo precedente)

Settembre è sempre stato un bel mese per Zeno Raboso. Temperature gradevoli, tante sagre in giro, la vendemmia, il mosto. Insomma, gli ingredienti non mancano per rendere l’inizio dell’autunno una delle fasi dell’anno più apprezzate.

Ma soprattutto c’è il Festival del Franciacorta, che Zeno aveva scoperto da un’accattivante pubblicità sul quotidiano che stava distrattamente sfogliando al bar, il sabato mattina, mentre beveva uno spritz liscio. L’immagine di quella bottiglia, che trasudava freschezza e fermento di lieviti, lo convinse che non poteva perdersi quell’appuntamento, che si sarebbe svolto proprio durante quel fine settimana.

Lo spumante era la sua passione e, benché il prosecco fosse un immancabile compagno delle sue bevute, Zeno aveva un debole per le bollicine bresciane. Voleva assolutamente andare, in due ore di autostrada sarebbe arrivato nel cuore della Franciacorta, dove avrebbe avuto solo l’imbarazzo della scelta tra le cantine da visitare. Doveva però trovare compagnia per il viaggio perché va bene tutto, ma da solo non ci sarebbe andato. Alzò lo sguardo dal giornale per vedere se ci fosse al bar qualcuno cui chiedere se voleva partecipare alla gita enologica. Incrociò subito lo sguardo di Ester, sua compaesana e storica compagna di classe dall’asilo alla terza media.

Era una ragazza molto carina, abitava poco distante da casa sua ed erano decisamente in confidenza, conoscendosi fin da bambini. Dopo essere stata fidanzata per una vita con un tizio di un paese vicino, era ritornata single.

Non aveva figli e aveva timidamente ricominciato a frequentare la piazza, riallacciando rapporti con vecchi amici. Zeno distolse subito i suoi occhi da quelli di Ester, anche se non si riuscì a evitare uno spontaneo sorriso reciproco.

Lui in realtà cercava dei goliardi commilitoni con cui andare a bere i migliori spumanti italiani, si immaginava più una compagnia maschile, tipo gente da spogliatoio. Ma non riusciva a non pensare all’elettricità che era scattata nel loro sguardo di pochi istanti prima. Così la guardò di nuovo e le chiese "Ester, cosa vuoi bere?"

Dopo aver ordinato anche lei uno spritz liscio, si sedettero al tavolo insieme e iniziarono a chiacchierare. Quando Zeno le propose di andare insieme al Festival, Ester si illuminò e accettò all’istante. Non era una gran bevitrice, ma anche lei amava le bollicine.

Così, la domenica alle 8.30, dopo aver fatto colazione insieme al bar, partirono a bordo della Punto. Mentre erano in macchina, Zeno le chiese l’origine del suo nome. Lei rispose che Ester è un nome biblico e anche molto importante perché era il nome di una ragazza ebrea che diventò regina di Babilonia. Però i suoi genitori glielo avevano dato perché era il nome della protagonista di una telenovela sudamericana che guardavano sempre insieme. Il viaggio proseguì con conversazioni incalzanti sugli argomenti più disparati.

Ad un certo punto Ester iniziò a parlare di libri. "Io di solito leggo romanzi, tu cosa leggi?" Zeno, fissando l’infinita linea dell’A4, cercava invano di ricordare l’ultimo libro che aveva letto. In realtà lui leggeva tutto il giorno, iniziava al bar con la Gazzetta dello Sport e, a seguire, il Gazzettino e poi tra manuali d’uso, istruzioni di montaggio e tutorial cercati nel web arrivava a sera che gli bruciavano gli occhi. Però gli uscì un estemporaneo “mah, io leggo soprattutto saggistica”.

Una volta arrivati a destinazione, la giornata in Franciacorta si svolse nel migliore dei modi, all’insegna di una wine experience completa. Visite alle cantine, raffinate degustazioni, buffet gourmet e giro tra i vigneti con quad elettrici per non inquinare. Tutto bello e divertente, chiunque li scambiava per una coppia, molti chiedevano se fossero sposati.

Mentre stavano già malinconicamente a pensare al rientro a casa, Ester si punse il dito con la gabbietta del tappo e le uscì un po’ di sangue. Zeno le consigliò di ciucciarsi un po’ il dito, dicendo che la saliva è il miglior disinfettante, del resto non per niente si usa dire “leccarsi le ferite”.

Di bicchieri ne avevano bevuti diversi, per quanto mantenessero entrambi un perfetto aplomb. Erano in effetti un po’ brilli, ma allo stesso tempo lucidi e assolutamente centrati in quel che facevano. Stavano bene insieme, si erano divertiti, avevano imparato cose nuove e Zeno già si immaginava nei giorni successivi al bar a pontificare con tutte le nuove informazioni apprese, dalle percentuali di Chardonnay e Pinot ai gr/litro di zucchero, fino alle tecniche più peculiari come il remuage e la sboccatura. Però tra lui ed Ester era senza dubbio nata una bella complicità e mancava solo un po’ di coraggio per fare il passo successivo. Fu in quel momento che Zeno capì che la spuma morbida e cremosa del Satèn che stava bevendo gli avrebbe dato la spinta decisiva. E così prese la mano di Ester e, senza guardarla, le disse: “andiamo a vedere le vigne”.

(capitolo seguente)