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  • Paolo Valente

6 gennaio, perché all'Epifania si festeggia la Befana

Tra riti e leggende, storia e tradizione, la narrazione della Befana si perde nei secoli. E il vino?

Il 6 gennaio si celebra l’Epifania, ovvero la giornata in cui la Chiesa Cattolica ricorda la venuta dei Magi per rendere omaggio a Gesù bambino nella grotta di Betlemme. Il termine Epifania, dal greco, infatti significa “rivelazione”, “apparizione”.

Molto più laicamente, il 6 gennaio è anche la Festa delle Befana (nome, tra l’altro, che deriva proprio da una storpiatura della parola Epifania). È la festa di una vecchina, di solito brutta, che porta dolcetti e caramelle ai bambini buoni; a quelli che durante l’anno sono stati cattivi sarà destinato invece del carbone. Ancora oggi si appendono calze colme di dolciumi, ma al posto del carbone se ne trova una versione dolce apprezzata da tutti, grandi e piccini.

La festa ha però origine antichissime e porta con sé un significato molto profondo legato alla natura e alla terra. I riti pagani, greci e romani, raccontavano che nelle dodici notti che venivano dopo il solstizio d’inverno delle figure femminili volassero sui campi per propiziarne il raccolto dell’anno successivo. La rappresentazione divenne nei secoli quella di una stanca vecchina, o di una strega, che, dopo il 6 gennaio, avrebbe lasciato il posto a una giovane Madre Natura che ricominciava, con la prima luna dell’anno, il ciclo annuale della natura.

Il 6 gennaio viene festeggiato in tanti paesi europei con tradizioni e modalità diverse. Francia, Spagna, Germania, ma anche Bulgaria, Islanda, Russia ed Etiopia, solo per citarne alcuni.

In Francia la celebrazione è legata ad un dolce, le “Galette des Rois”, costituito da due strati di fragrante pasta sfoglia farciti con una crema frangipane alle mandorle profumata alla vaniglia e limone. È tradizione nascondere all’interno della torta un piccolo oggetto (magari anche solo un cece o una mandorla); chi lo troverà sarà nominato il re della giornata, da qui il nome.

Ci siamo domandati cosa poter abbinare a questa ricetta, facile e al tempo stesso golosa. Ecco le nostre proposte: Partiamo dalla Romagna con due vini da vitigno albana: l’Albana DOCG Passito 2018 di Bissoni, un vino dalla buona acidità con intriganti note fruttate, e il Romagna Albana DOCG Passito Scacco Matto 2018 di Fattoria Zerbina, un vino icona del territorio. Da uve PIWI (helios, solaris e bronner) il Theia 2020 di Nove Lune rappresenta un’ottima alternativa anche grazie alle sue note che ricordano il pan di zenzero. Spostandoci all’estremo sud, il Passito di Pantelleria DOC Ben Ryé 2018 di Donnafugata è un ottimo abbinamento con i suoi sentori che richiamano la frutta secca.

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